Messico, il Papa fra gli Indios per chiedere perdono ai grandi esclusi

16 febbraio 2016 ore 10:14, Americo Mascarucci
Messico, il Papa fra gli Indios per chiedere perdono ai grandi esclusi
"Perdono! Il mondo di oggi, spogliato dalla cultura dello scarto, ha bisogno di voi!". 
Con queste parole Papa Francesco si è rivolto agli oltre 100mila indios che a San Cristobal de Las Casas, nello stato del Chiapas, nel sud del Messico hanno partecipato alla sua messa. Il riferimento del Papa è alle persecuzioni che i "conquistadores" spagnoli misero in atto contro le popolazioni indigene, una richiesta di perdono che si basa sul fatto che a compiere certi massacri furono i rappresentanti di un regno alleato della Chiesa e considerato di profonda devozione cattolica. 
Monsignor Arizmendi Esquivel, il vescovo degli indios, ha salutato Francesco con il poncho sopra la veste talare filettata. "Fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c'è la nostra oppressa e devastata terra, che geme e soffre le doglie del parto", ha detto Francesco citando la sua enciclica ecologica Laudato sì. "La sfida ambientale che viviamo e le sue radici umane ci toccano tutti e ci interpella. Non possiamo più far finta di niente di fronte a una delle maggiori crisi ambientali della storia. In questo voi avete molto da insegnarci". 
Poi Francesco ha aggiunto: "Chiedo perdono agli Indios per le sistematiche incomprensioni ed esclusioni subite e per le spoliazioni delle loro terre. Che tristezza! Quanto farebbe bene a tutti noi fare un esame di coscienza e imparare a dire: perdono!".
Al termine della messa, Papa Francesco ha approvato l'uso della bibbia e del messale nelle lingue delle comunità indigene del chiapas (tseltal, ch'ol e tsotsil). La decisione è stata accolta da un'ovazione dei fedeli. 
Francesco si e' soffermato a lungo sulla profezia biblica secondo cui "l'alba sopraggiunge per i popoli che più volte hanno camminato nelle diverse tenebre della storia. "In questa espressione - ha spiegato - c'e' un anelito a vivere in libertà, un anelito che ha il sapore di terra promessa, dove l'oppressione, il maltrattamento e la degradazione non siano la moneta corrente. Nel cuore dell'uomo e nella memoria di molti dei nostri popoli e' inscritto l'anelito a una terra, a un tempo in cui il disprezzo sia superato dalla fraternità, l'ingiustizia sia vinta dalla solidarietà e la violenza sia cancellata dalla pace".
"Il nostro Padre - ha aggiunto Francesco - non solo condivide questo anelito: Egli stesso lo ha suscitato e lo suscita donandoci il suo Figlio Gesù Cristo. In Lui troviamo la solidarietà del Padre che cammina al nostro fianco. In questo - ha riconosciuto il Papa rivolto agli Indios - voi avete molto da insegnarci. I vostri popoli, come hanno riconosciuto i Vescovi dell'America Latina, sanno relazionarsi armonicamente con la natura, che rispettano come fonte di nutrimento, casa comune e altare del condividere umano". 

E' stato Francesco stesso a volere fortemente questo appuntamento, non previsto nelle prime bozze del programma. 
Francesco poi ha voluto pranzare con i rappresentanti di otto comunità indigene eredi di quei maya e aztechi che furono massacrati dai conquistadores e difesi dal vescovo domenicano spagnolo Bartolomé de Las Casas dal quale la città prende il nome. Subito dopo il pranzo papa Francesco è andato in visita alla cattedrale, incontrando e benedicendo gruppi di anziani e malati. Il Papa, in una cappella sulla destra dell'altare, si è anche fermato in preghiera davanti alla tomba di monsignor Samuel Ruiz Garcia, già vescovo della città, morto nel 2011. Grande difensore dei diritti delle  popolazioni indigene del Messico e dell'America Latina, considerato il "vescovo degli indios"mons. Ruiz si offrì anche come mediatore durante il conflitto in Chiapas tra l'indigenista Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale e il governo federale messicano. 

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