Tumore alla prostata senza chemio: con la "sorveglianza attiva" si cura prima

16 febbraio 2016 ore 12:18, Lucia Bigozzi
Il tumore alla prostata non è sempre uguale. In Italia ogni anno sono 35mila uomini che si trovano a dover affrontare una diagnosi di cancro alla prostata. Di questi, però diecimila pazienti hanno una malattia di dimensioni ridotte e di minore aggressività rispetto ad altre tipologie di neoplasia che colpiscono la prostata oppure altri organi. Ed è proprio per questi pazienti che si aprono nuove prospettive. La parola-chiave è “sorveglianza attiva”. Di che si tratta? Consiste in un monitoraggio costante della malattia attraverso una serie di esami ad hoc e controlli periodici che vanno a sostituire (come alternativa valida) gli interventi più pesanti e le terapie quali chemio o radio che provocano poi effetti collaterali. Si tratta di una buona notizia che sul piano scientifico e della salute comporta “importanti vantaggi per il benessere degli uomini” oltre ai risparmi per il servizio sanitario nazionale”, come rileva il presidente della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO), Riccardo Valdagni. A Milano si è fatto il punto sulle novità relative alla “sorveglianza attiva” in occasione della terza Conference “Active surveillance for low risk prostate cancer”, ovvero un convegno di livello internazionale promosso dall’European School of Oncology, in collaborazione con la Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO). 

Tumore alla prostata senza chemio: con la 'sorveglianza attiva' si cura prima
Per Valdagni in Italia “ancora troppi uomini con un carcinoma prostatico ricevono cure che possono avere severi effetti collaterali a carico della sfera sessuale, urinaria e rettale. La sorveglianza attiva rappresenta una nuova opportunità e modifica l’approccio tradizionale che prevede quasi sempre un trattamento radicale dopo la diagnosi del tumore”. La Società Italiana di Urologia Oncologica la promuove fin dal 2009, cioè dall’avvio del più importante studio a livello mondiale condotto su un campione di 850 uomini, che in Italia è coordinato dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (il cosiddetto SIUrO PRIAS ITA). E sulle nuove frontiere della scienza, è stato confermato che il tumore alla prostata è la forma di cancro più diffusa tra gli uomini; nel 2015 sono state registrate più di trentamila nuove diagnosi. Valdagni aggiorna il quadro quando osserva che “i prossimi punti sui quali possiamo intervenire per perfezionare i protocolli della sorveglianza attiva sono la selezione più accurata dei pazienti, la creazione di un database internazionale per il confronto dei risultati e l’individuazione di metodi di follow-up alternativi e meno invasivi della biopsia”. 
autore / Lucia Bigozzi
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