Chi è il palermitano doc al Consiglio di Stato. Il peso di Mattarella nella scelta?

16 febbraio 2016 ore 14:42, Americo Mascarucci
Il palermitano Alessandro Pajno è il nuovo presidente del Consiglio di Stato, la suprema corte della giustizia amministrativa.
Pajno ha una lunga carriera di docente universitario ma ha svolto anche diversi incarichi politici molti dei quali al fianco dell’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Laureato in giurisprudenza all'università di Palermo, docente di diritto amministrativo in varie università italiane è autore di numerose pubblicazioni riguardanti i temi dell'organizzazione amministrativa, della giustizia amministrativa, dell'organizzazione del servizio di istruzione e dell´autonomia delle istituzioni scolastiche. E’ stato prima Avvocato dello Stato e poi consigliere di Stato.
Vicino alla Democrazia Cristiana è stato negli anni novanta capo di gabinetto dei ministri della Pubblica Istruzione, Sergio Mattarella e Rosa Russo Jervolino per poi passare a ricoprire analogo incarico al Ministero del Bilancio e del Tesoro con Carlo Azeglio Ciampi. 
Di Mattarella è stato anche consigliere giuridico quando l’attuale Capo dello Stato era ministro dei rapporti con il Parlamento. È stato poi segretario generale della presidenza del Consiglio dei ministri durante il governo Prodi I, segretario generale del Consiglio di Stato e commissario straordinario governativo per il completamento del federalismo amministrativo.
Dal 18 maggio del 2006 all'8 maggio 2008 ha fatto parte del secondo governo Prodi in qualità di sottosegretario al Ministero dell'Interno, con delega all'amministrazione civile.
Dopo essere stato presidente di sezione è stato nominato il 23 dicembre 2015 Presidente del Consiglio di Stato della Repubblica Italiana. La scelta, di solito, veniva presa dal Consiglio di Presidenza del Consiglio di Stato stesso che ha sempre rispettato il criterio di maggiore anzianità dei candidati. E invece il governo, questa volta, ai tempi della riforma dei Tribunali amministrativi, ha rivendicato il diritto a procedere autonomamente alla nomina che gli compete in base alla legge. Per questo dietro la nomina di Pajno molti vedono l’ombra del duo Renzi-Mattarella. 
 "Occorre restituire la giustizia amministrativa alla comprensione dei cittadini e al rapporto con le altre Istituzioni- è stato il commento d'insediamento -  una giustizia che, pur con le sue reali difficoltà, s'impegna a far fronte alle sfide di cambiamento che i tempi impongono, come emerge dalle riforme in atto". 
Alla cerimonia in rappresentanza del Governo c'era il Ministro Maria Elena Boschi che ha detto: "La giustizia amministrativa al pari di quella civile, deve essere al servizio della crescita e della competitività del Paese, centrali nell'azione di governo: confidiamo nel supporto del Consiglio di Stato, supporto che no, ha mai fatto mancare. In un quadro in cui la crescita economica procede in maniera più lenta, anche la giustizia amministrativa - ha concluso il  ministro - deve saper cambiare".
Tra le priorità della giustizia amministrativa, il neo presidente Pajno ha citato in particolare la necessità di "garantire l'adeguatezza dei tempi del processo sia mediante l'introduzione e l'applicazione di riti speciali accelerati, sia attraverso ulteriori iniziative, quali quelle riguardanti l'attuazione del principio di sinteticità degli atti". 
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