Il ragazzo della via Gluck compie 50 anni, ma per gli effetti climatici è "giovanissimo": VIDEO

16 febbraio 2016 ore 14:51, Andrea De Angelis
Chissà se mezzo secolo fa Celentano immaginava che un Papa argentino avrebbe dedicato la sua seconda enciclica al rispetto dell'ambiente, ovvero del creato. E chissà se il cantautore pensava già allora che quei temi trattati in uno dei suoi brani più celebri avrebbero caratterizzato la società del XXI secolo. Forse sì, di certo il ragazzo della via Gluck è più giovane, nel senso di attuale, che mai. E non dimostra (purtroppo) cinquant'anni. 

La storia di quel brano in realtà risale a circa cinque lustri prima, esattamente al 1942 quando Celentano aveva solo quattro anni. Lo racconta lui stesso in un'intervista a Repubblica.it: "La scintilla fu quando a quattro anni, mentre giocavo nel cortile al 14 di via Gluck, vidi un raggio di sole. Una parte del cortile era illuminata mentre l’altra metà era in ombra. Iniziai a rotolarmi felice tra la parte illuminata dal sole e l’ombra. Avevo i pantaloncini corti tutti sporchi, erano più grandi della mia taglia, forse appartenevano al maggiore dei miei fratelli, Alessandro, quand’era piccolo. Con una bretella giù e l’altra al suo posto, come solo gli scugnizzi sanno indossare. Scalzo. Scarmigliato, con le guance rosse. Mentre mi rotolavo, mi fermai e mi sdraiai a terra con le braccia e le gambe aperte guardando il raggio di sole che illuminava il cortile che a me sembrava bellissimo. M’inchinai e baciai quel raggio. Avvertii, pur essendo così piccolo, quanto ero felice. Libero di correre sui prati. Di sporcarmi, senza temere nulla, protetto da tutta la famiglia e dai miei amici… Anche loro liberi e felici come me di correre sui prati. Poveri, certo, ma bastava stare insieme e condividere quello che c’era. Gente tranquilla che lavorava…". Quel brano arrivò in realtà solo nel 1966, quando fu subito scartato da Sanremo. Una fine che fu il vero inizio di un successo lungo cinquant'anni, ma che allora Celentano aveva già predetto, almeno per quanto atteneva al Festival. "Appena il treno si mosse, un giornalista dell’Avanti!, si mise a rincorrere il treno e me che ero affacciato al finestrino per chiedermi cosa pensavo di fare a Sanremo. Risposi: “Niente perché mi bocceranno e sarò scartato subito”. Così avvenne e fu il successo della canzone". Ricordi vivissimi dunque dopo cinque decenni. 
L'artista non si nasconde e sa che quel brano è più attuale che mai: "Un vero approccio ecologico diventa sempre più un approccio sociale. Noi stessi siamo terra! Occorre una conversione ecologica globale. Sin da piccoli nelle scuole va insegnata la necessità della cura che tutti noi siamo chiamati ad avere verso la Terra. Il ragazzo della via Gluck nasce dal mio dolore nel vedere scomparire la bellezza dei paesaggi e del verde. Non per un senso genericamente ecologico ma per la naturale consapevolezza di percepire il disastro del pianeta a cui stiamo andando incontro rovinosamente, se non ci fermeremo. Diversamente il pianeta deciderà per noi". 




 


Riascoltiamo allora quel brano, ricordandone uno dei passaggi più celebri: 

Mio caro amico" disse "qui sono nato
e in questa strada ora lascio il mio cuore
ma come fai a non capire
che è una fortuna per voi che restate
a piedi nudi a giocare nei prati
mentre là in centro io respiro il cemento
ma verrà un giorno che ritornerò
ancora qui
e sentirò l'amico treno che
fischia così.... ua ua".
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