Renzi sogna le pensioni ma non può far cassa con la reversibilità: per Zanetti “non ha senso”

16 febbraio 2016 ore 16:57, Luca Lippi
Lo avevamo anticipato ieri che qui che ci sarebbero state molte note polemiche riguardo l’approdo della questione delle pensioni di reversibilità in Commissione lavoro alla Camera dove si intende legare il reddito famigliare agli assegni di reversibilità. Ovviamente sulla questione si sono scatenati gli elementi, con l’intervento più lucido quello di Enrico Zanetti (viceministro dell’economia) che prova a smorzare le polemiche sulle pensioni di reversibilità, spiegando che “non stanno in piedi” ipotesi che vorrebbero questo tipo di prestazione legata all’Isee. Il viceministro dell’Economia ha specificato che l’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) si utilizza per le prestazioni assistenziali, ma non ha senso collegarlo a quelle previdenziali:  “E la reversibilità non è elemento assistenziale, ma previdenziale”.

Renzi sogna le pensioni ma non può far cassa con la reversibilità: per Zanetti “non ha senso”
Dal canto suo, anche Cesare Damiano non va per il sottile e riguardo la polemica sulle pensioni di reversibilità sostiene che il testo delle delega al Governo parla di razionalizzazione delle prestazioni previdenziali, quali sono appunto le pensioni di reversibilità. “Se non è vero che il Governo vuole intervenire, si cancelli quella frase”. Per il Presidente della commissione Lavoro della Camera non si può affidare a una delega in bianco la razionalizzazione di un sistema che vale diversi miliardi di euro. “Io dico che, se si vuole fare un intervento, lo si deve fare separando il tema dell'assistenza da quello della previdenza”, ha aggiunto Damiano.
Ovviamente c’è poi tutta la questione legata alle questioni elettorali, inteso come boomerang in prospettiva, e si sa, a toccare le pensioni si muore! A tale proposito Anna Giacobbe, membro della commissione Lavoro della Camera, invita il Governo a evitare ogni tipo di riduzione (anche futura) delle pensioni di reversibilità, sottolineando che “dalla previdenza non si possono portare via altre risorse, fosse pure per nobili scopi”, come quello di contrastare la povertà. Per la deputata del Pd, semmai, “le risorse spese in Italia per le pensioni ai superstiti compensano in qualche misura tutte le altre ingiustizie che le donne vivono nel lavoro e nel rapporto con la previdenza”. In sostanza con una fava ha preso due piccioni, pensionati e mondo femminile!
Annamaria Furlan ha detto che “la lotta alla povertà è materia di assistenza, non di previdenza”. Di conseguenza per combattere la povertà non bisogna utilizzare “i risparmi di una vita dei lavoratori”. Per il Segretario generale della Cisl, “toccare le pensioni di reversibilità oggi significherebbe aumentare il numero dei poveri, soprattutto donne”, anche perché “le pensioni di reversibilità già oggi sono molto decurtate”. La posizione della sindacalista sembra quindi essere molto chiara e si aggiunge all’ampio fronte parlamentare che non vuol sentir parlare di questo tipo di intervento.

Conclude il blocco il ministro Poletti che un po’ pachidermicamente esprime il suo parere così:  “Oggi molti tirano un sospiro di sollievo, ma questo non significa che in futuro non si dovrà tornare sulla sostenibilità di prestazioni pensate per un’Italia che non c’è più: quella delle donne che, di regola, non lavoravano e non avevano di che mantenersi. L’Isee, se usato con criterio, può servire a ridistribuire in maniera più equa le prestazioni. Senza scatenare una guerra tra vecchi e nuovi poveri”.
Ci sarebbe una via di mezzo da praticare che è quella che corre fra le politiche stranamente neoliberiste di Matteo Renzi e quelle troppo rigide di una sinistra oltranzista, in tutti e due i casi ci troviamo fuori dalla relatà. L’Isee non centra niente perché all’interno ci sono elementi che nulla hanno a che fare con il reddito della persona, piuttosto sarebbe più logico rilevare l’opportunità per il superstite di tenere la sua pensione o scambiarla con la reversibilità indipendentemente dal fatto che si erediti la quota parte del patrimonio comune. Nel caso di superstite senza reddito si conservi la legge così com’è ora e si smetta di far passare come “riforme” un mero rastrellamento di risorse che oltre tappare buchi ne creerebbe solamente degli altri mortificando i redditi e i consumi necessari alla crescita. Questo non è neoliberismo, questa è macelleria sociale.

autore / Luca Lippi
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