La verità è che Regeni non era un agente segreto. I genitori lo spiegano

16 febbraio 2016 ore 17:02, Lucia Bigozzi
“Giulio non è mai stato un agente dei servizi segreti”. Parole nette che la famiglia di Giulio Regeni mette nero su bianco e affida al legale che segue la vicenda dell’uccisione del giovane ricercatore in Egitto. La smentita è arrivata dopochè alcuni quotidiani hanno riportato la notizia in base alla quale il ventottenne friulano avrebbe lavorato per un anno in un’azienda specializzata in intelligence durante il periodo trascorso a Londra. Si tratta, secondo quanto riportato dai media, della Oxford Analytica, società avviata da un ex funzionario americano che sarebbe stato coinvolto nello scandalo Watergate. La posizione della famiglia Regeni è nettissima rispetto a quanto comparso sui quotidiani: “Provare ad avvalorare l’ipotesi che Giulio Regeni fosse un uomo al servizio dell'intelligence significa offendere la memoria di un giovane universitario che aveva fatto della ricerca sul campo una legittima ambizione di studio e di vita”. Contattato dall’agenzia di stampa Ansa, il think tank inglese Oxford Analytica, fa sapere di non voler parlare in questo momento coi media italiani sulla vicenda del ricercatore ucciso in Egitto. 

La verità è che Regeni non era un agente segreto. I genitori lo spiegano
Fonti in contatto col centro studi hanno riferito che si respirerebbe un'aria di irritazione fra i responsabili dell'organizzazione, che negano di essere legati a qualunque agenzia di intelligence e lamentano inesattezze sulle ricostruzioni della loro attività. Il quotidiano La Stampa riporta che Giulio Regeni avrebbe lavorato presso la società britannica che si occupa di analizzare le tendenze politiche ed economiche su scala globale per organismi privati, agenzie e governi, dal settembre 2013 al settembre 2014. Inoltre si sarebbe impegnato nella produzione del “Daily Brief”, ovvero la stesura di una decina di articoli pubblicati quotidianamente per clienti d’elite. Un collega che divideva la stanza con il ricercatore italiano, Ram Mashru, lo ricorda così: “Giulio era un collega fantastico, socievole, divertente. Ci manca molto. Era estremamente cauto nel condurre il suo lavoro. Certo, c'è sempre la possibilità che abbia attirato l'attenzione di qualche gruppo pericoloso, ma da quanto sappiamo Giulio non si comportava in maniera avventata o negligente”. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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