Forza Italia: a volte ritornano... e nel caos

16 gennaio 2014 ore 13:04, Americo Mascarucci
Forza Italia: a volte ritornano... e nel caos
Silvio Berlusconi ha dovuto rinunciare al progetto di nominare il giornalista Giovanni Toti, direttore del Tg4 e di Studio Aperto, coordinatore unico di Forza Italia per dare ufficialmente inizio all’operazione rinnovamento.
La vecchia guardia del partito si è ribellata, ed il Cavaliere per scongiurare il rischio di nuove scissioni, ha preferito congelare il tutto, non mancando tuttavia di stigmatizzare, con toni molto soft, l’ostilità dei vecchi big verso qualsiasi tipo di novità. La nomenclatura ex Pdl transitata in Forza Italia dunque alla fine l’ha avuta vinta. Del resto Raffaele Fitto era stato chiaro, parlando a nome di tutti ed evidenziando come la nomina di Toti sarebbe stata inevitabilmente considerata un’umiliazione per l’intera classe dirigente rimasta fedele a Berlusconi, anche dopo la condanna giudiziaria e l’estromissione dal Parlamento. Della serie: caro Berlusconi, o noi o loro. E così un po’ dappertutto è un proliferare di “vecchie glorie” in odore di riabilitazione. L’ultimo caso riguarda il Molise. L’ex governatore Michele Iorio è tornato in campo con i vessilli di Forza Italia, trascinandosi dietro la gran parte degli ex assessori e consiglieri regionali del Pdl, fatto questo che ha portato più di qualcuno ad ironizzare sul rinnovamento generazionale invocato a dall’ex premier. Iorio ha inteso così mostrare i muscoli agli avversari, in particolare al suo ex assessore alla sanità Ulisse Di Giacomo, trasferitosi armi e bagagli nel Nuovo centrodestra di Alfano.  Sì, proprio quel di Giacomo primo dei non eletti del Pdl, diventato senatore grazie alla decadenza di Berlusconi. L’adunata organizzata da Iorio per lanciare Forza Italia in Molise (era stata annunciata una telefonata di Berlusconi che però non è mai arrivata) ha assunto tutti i contorni di una rinascita politica per l’ex governatore, uscito sconfitto dalle elezioni regionali del 2013. Elezioni che hanno portato al governo il centrosinistra, dopo anni di predominio berlusconiano dell’asse Iorio- di Giacomo. Un predominio rotto da una sentenza del Consiglio di Stato che ha invalidato le precedenti elezioni del 2011 vinte per pochi voti da Iorio, obbligando i molisani a tornare alle urne. E dal Molise si passa alla Campania dove non si riesce a nominare il coordinatore regionale a causa della guerra in corso fra il duo Carfagna-Caldoro da una parte ed i fedelissimi di Nicola Cosentino dall’altra. Già, Cosentino! L’avevamo lasciato un anno fa imprecante contro il segretario del Pdl Alfano che lo aveva estromesso dalle liste elettorali per le accuse di contiguità con la camorra pendenti sulla sua testa. Alfano se n’è andato e Cosentino, pur indirettamente e stando ben nascosto dietro le quinte, starebbe riorganizzando Forza Italia mandando avanti i propri gregari, con l’obiettivo di aggiudicarsi il controllo del partito. Ma la Carfagna ed il governatore Caldoro, che un anno fa sono stati i più tenaci alleati di Alfano nel far fuori Cosentino dal Parlamento, hanno prontamente alzato le barricate per impedire l’ingresso delle truppe cammellate, guidate dallo storico avversario. Ma un po’ in tutta Italia si starebbero registrando lacerazioni profonde nell’ambiente berlusconiano, vere e proprie faide correntizie che non promettono nulla di buono. Alla fine forse questo gioco potrà pure ritornare utile al Cavaliere, visto che a contare davvero saranno i voti che in ogni regione Fi sarà in grado di raccogliere con il contributo di tutti, giovani e vecchi, ma certamente non agevola quel restyling che Berlusconi sostiene di voler realizzare ad ogni costo per stare al passo con Renzi. Sarà pure vero come sostiene Fitto che in politica non conta l’età ma contano le capacità e i contenuti, ma qualche faccia nuova di tanto in tanto non guasterebbe affatto.
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