Triplice omicidio, Meluzzi: "Premeditato, era un marito-figlio primogenito. Sindrome da maschio fragile"

16 giugno 2014 ore 15:03, Marta Moriconi
Triplice omicidio, Meluzzi: 'Premeditato, era un marito-figlio primogenito. Sindrome da maschio fragile'
L'accusa di triplice omicidio per Carlo Lissi, il marito di Cristina Omes, la donna trovata uccisa con i suoi due figli nella villa di famiglia a Motta Visconti, nel Milanese, si è ben presto trasformata in una confessione. E' lui l'assassino che ha ammazzato la sua famiglia per un sogno d'amore irrealizzato con una collega. A colpire, il rapporto intimo avuto con la moglie poco prima del folle gesto e la visione della partita di calcio con tanto di esultanza ad ogni gol. Abbiamo chiesto al professor Alessandro Meluzzi, criminologo e psichiatra, un parere. Ha ucciso la moglie con un coltello e poi si è accanito sui due figlioletti di 20 mesi e 5 anni tagliandogli la gola nel sonno prima di andare a vedere la partita. E’ un caso che colpisce quanto a stranezza. «E’ un caso estremo più che strano. Siamo di fronte a un individuo, certamente più fragile di quanto non sembrasse, che comincia a costruire un mondo fantastico, legato ad un amore immaginario o tentato e non riuscito con una collega. Dopo di che sviluppa un mondo di reazioni mentali ad una famiglia percepita come un ostacolo alla realizzazione della sua felicità e comincia a considerarla come una zavorra alla sua auto-realizzazione». E decide di far fuori tutti improvvisamente? «Con un gesto che appare più premeditato che altro, uccide nel modo apparentemente più razionale possibile, rimuovendo così gli ostacoli davanti al suo obiettivo. Li uccide tutti e va a vedersi la partita. E’ un fatto che ci lascia sconcertati, ma in questa situazione di presunta normalità doveva esserci qualche lacuna grave».
Triplice omicidio, Meluzzi: 'Premeditato, era un marito-figlio primogenito. Sindrome da maschio fragile'
Crede che lacune vi fossero ben prima?  «Quest’uomo si era sposato abbastanza giovane rispetto alla media e con una donna più grande di lui, ed aveva sviluppato  rispetto a questa situazione familiare un rapporto di dipendenza conformistica, ma profondamente irrisolta. Era diventato, probabilmente sia chiaro, una specie di marito-figlio primogenito di questa nidiata di fratellini. A un certo punto diventa da papino meraviglioso un mostro, che in realtà rappresenta l’estremizzazione di quella sindrome del maschio fragile che vado dicendo da tempo». La sindrome del maschio fragile? Ce la spieghi «Cioè un maschio fragile che ha i germi di una psicopatìa. Lui è totalmente disaffettivo e parla di tutto questo come di un sogno adolescenziale mancato. Dopo aver sperimentato forse per la prima volta una seduzione femminile, si comporta come una specie di robot impazzito. Bisognerebbe scandagliare la natura dei protagonisti di questa vicenda comunque». Il fatto di emozionarsi di fronte ai gol dell’Italia però lo mostra come empatico? «Stava recitando una parte, ha recitato prima e ha recitato dopo. L’unica cosa che gli premeva è la conquista della collega che le resisteva evidentemente ricordandogli di essere un uomo sposato, padre di due figli. Ma aveva ormai questo sogno capriccio». L’efferatezza a cosa è legata? «E’ legata alla freddezza dell’omicidio che era il risultato di un calcolo. Siamo di fronte a un omicidio premeditato classico».  
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