La ripresa dell’industria (ma non dell'Italia) secondo il "vangelo" Istat

16 giugno 2015, Luca Lippi
La ripresa dell’industria (ma non dell'Italia) secondo il 'vangelo' Istat
Pubblicati i dati sulla produzione industriale da parte dell’Istat, invero resi noti qualche giorno fa, ma dovendo considerare il necessario calcolo della “radice quadrata” dell’enfasi; ci siamo presi qualche giorno per esaminarli nel dettaglio allo scopo di evidenziarne gli ormai regolari strali filo-governativi epurando la statistica.

Riportiamo letteralmente il comunicato dell’Istat: In aprile 2015 l'indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dello 0,3% rispetto a marzo. Nella media del trimestre febbraio-aprile 2015 la produzione è aumentata dello 0,5% rispetto al trimestre precedente. Corretto per gli effetti di calendario, in aprile 2015 l'indice è aumentato in termini tendenziali dello 0,1% (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 20 di aprile 2014). Nella media dei primi quattro mesi dell'anno la produzione è diminuita dello 0,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. L'indice destagionalizzato presenta variazioni congiunturali positive nei raggruppamenti dei beni intermedi e dei beni strumentali (entrambi +0,1%); diminuiscono invece l'energia (-1,3%) e i beni di consumo (-1,2%).In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano, in aprile 2015, un solo aumento nel comparto dei beni strumentali (+3,0%); segnano invece diminuzioni i beni intermedi (-1,7%), i beni di consumo (-1,2%) e, in misura più lieve, l'energia (-0,1%).Per quanto riguarda i settori di attività economica, in aprile 2015 i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli della fabbricazione di mezzi di trasporto (+17,1%), della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+16,8%) e della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+9,1%). Le diminuzioni maggiori si registrano nei settori delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-6,2%), della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (-5,1%) e delle industrie alimentari, bevande e tabacco (-2,8%).

Tutti i settori sono bloccati tranne quello dei trasporti e del coke petrolifero. Considerando che fisiologicamente ci sarà un rallentamento anche per quanto riguarda il settore trasporti, nei prossimi mesi la visione sarà drammatica.

Considerando il momento favorevole (petrolio, tassi, euro debole) l’industria italiana non riesce in nessun modo a seguire neanche l’ombra della fantomatica “ripresa”, nonostante il disaccordo dei difensori a tutti i costi delle politiche (compatibilmente con i tempi tecnici trascorsi) insufficienti del governo.

Confrontando i dati sulla produzione industriale dal 2007 (anno in cui la crisi si affaccia nel panorama mondiale) di Francia, Germania, Italia, Spagna e Stati Uniti, si osserva che al crollo generalizzato di tutte le economie di cui sopra fino all’intervallo di tempo gennaio-maggio 2009, tutte tentano di riprendere vigore tranne la Spagna.

Stati Uniti e Germania conservano l’inerzia della spinta al rimbalzo fino a gennaio 2015, tutte le altre si sono spente nuovamente, la Francia navigando sulla linea che corre costantemente (fra alti e bassi) sui livelli del 2011, mentre Spagna e Italia scivolano sotto i livelli del 2009.

In termini di produzione industriale, solo Stati Uniti e Germania si sono riportati sopra i livelli precedenti la crisi del 2008/2009; mentre  tutti gli altri Paesi sono abbondantemente al di sotto. Rispetto ai minimi, si conferma il debole miglioramento della Francia e quello un pò più vigoroso della Spagna. Per l'Italia, invece, è calma piatta, considerando il rallentamento fisiologico del settore trasporto, è il caso di allacciare le cinture e mettere la testa fra le gambe!  

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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