Crisi, il fittiano Ciracì annuncia: "Serve shock fiscale. Domani ragioneremo con il guru anti-tasse Norquist"

16 giugno 2015, Adriano Scianca
Crisi, il fittiano Ciracì annuncia: 'Serve shock fiscale. Domani ragioneremo con il guru anti-tasse Norquist'
“Merkel o Le Pen? Cameron, grazie”. Il deputato Nicola Ciracì, del gruppo dei “Conservatori e riformisti” di Raffaele Fitto, delinea con questa immagine il percorso intrapreso dalla nuova formazione politica. Domani, al Teatro Santa Chiara di Roma, alle ore 16, Fitto incontrerà l'esponente repubblicano e guru anti-tasse americano Grover Norquist. Dall'incontro dovrebbe venire l'ipotesi di uno “shock fiscale” per l'Italia. Ciracì ha spiegato a IntelligoNews di cosa si tratta. 

Dall'incontro con Norquist ai riferimenti a Cameron: la vostra linea sembra già molto chiara... 

«Finora le uniche opzioni possibili sembravano la Merkel o la Le Pen. Ora nasce un terzo gruppo che si rifà a Cameron. È questa la vera novità politica». 

Perché rifarsi a Cameron? 

«Perché è un modello di buon governo. In Inghilterra i redditi sono esentasse fino a 10mila e 600 sterline, è stata abbassata l'accisa sull'alcol, la defiscalizzazione ha creato nuovi posti di lavoro. In Italia invece c'è mancanza di attenzione al ceto medio, alle imprese, al mondo del lavoro. La politica non si occupa di tasse, di costo del lavoro, di economia, si parla di tutt'altro. È giunto il momento di portare uno shock». 

In cosa consiste lo shock che voi proponete? 

«Ci sono varie misure in agenda. Intanto fissare un tetto fiscale da inserire in Costituzione. È giusto che nella Carta siano fissati i limiti relativi all'equilibrio di bilancio, ma noi vogliamo che ci siano anche quelli per la pressione fiscale. Poi vogliamo l'abolizione della tassa sulla prima casa, il taglio dell'Irap in due o tre anni, il taglio dell'Iva, poi vogliamo compensare il rapporto tra debiti e crediti nei confronti delle aziende. Lo Stato si deve mettere a dieta, la lezione inglese è proprio questa: lo Stato non può essere un Leviatano». 

Il vostro guardare a Usa e Inghilterra segna l'emergere di una destra più anglo-americana, in un contesto in cui sia Berlusconi che Salvini guardano soprattutto a Putin? 

«Assolutamente sì. Anche a livello politico, penso alle primarie. Noi ci richiamiamo alle grandi democrazie occidentali. E in politica estera vogliamo che l'attenzione ai diritti civili venga prima della geopolitica».
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