Migranti, ecco tutte le guerre tra Francia e Italia

16 giugno 2015, Luca Lippi
Migranti, ecco tutte le guerre tra Francia e Italia
Da dove facciamo partire il volo radente fra i rapporti di amore e odio fra italiani e francesi? Possiamo stabilire un punto di partenza intermedio che può essere la disfida di Barletta (1503) episodio della battaglia di Cerignola avvenuta tra Adria e Corato, nota perché 13 cavalieri italiani affrontano 13 cavalieri francesi con la vittoria finale dei primi.

Oppure possiamo partire dal quinto minuto del secondo tempo della partita di Berlino (Francia Italia) quando Zinedine Zidane colpisce Marco Materazzi. Scegliamo di tessere un discorso più generale e organico per arrivare a colorire di considerazioni intellettualmente corrette l’episodio di Ventimiglia.

Fra colpi al cerchio e colpi alla botte possiamo partire dalla conclusione che italiani e francesi, nonostante tutto, hanno maturato un rapporto di amore e odio tipico dei membri di famiglia, quelli che si odiano e si invidiano ma guai a parlarne male. E’ importante considerare che in Francia sono presenti più di 4 milioni di cittadini con cognomi di origine italiana. Una presenza che ebbe origine nel Rinascimento e che culminò in un vero e proprio esodo di massa verso il paese d’Oltralpe soprattutto dopo l’unificazione del 1861 avvenuta anche attraverso una “piemontizzazione”, forzata e in molti casi violenta soprattutto nel Sud. 

Esodo che si è evoluto con la fuga di moltissimi intellettuali di sinistra dopo l’avvento del Fascismo fino a un ulteriore corposo afflusso migratorio dall’Italia negli anni del boom economico (1960). Chissà se il sentimento “lievemente razzista” dei francesi nei confronti degli italiani non sia proprio l’espressione degli “esuli” italici che rifiutano l’accettazione della sconfitta di chi fugge.
Tuttavia non dobbiamo trascurare che nei fatti, la Francia è stata una delle vittime principali della politica italiana (siamo nell’ambito della storia contemporanea). 

Sarebbe superficiale dimenticare che Mattei prima appoggiò in tutti i modi la guerra di liberazione algerina dai coloni francesi, e poi contribuì a fare dell’Algeria uno dei paesi più forti dell’Africa settentrionale; si è irrobustita, dopo la conquista dell’indipendenza, grazie agli aiuti italiani. 

L’Eni garantiva il cinquanta per cento contro il trenta delle altre compagnie occidentali, in questo modo l’Italia assestò un colpo mortale agli interessi francesi e inglesi ma non solo. La politica mediterranea dell’Italia si è appoggiata anche su un’efficace azione di propaganda e di guerra psicologica tesa a mettere i nostri concorrenti in cattiva luce. Un motivo più che sufficiente per coltivare un lieve dissapore verso i cugini italici.

Poi c’è il prosaico, l’infinita guerra fra la dieta mediterranea tipicamente italiana e quella più ricercata ed elaborata francese. Le differenze secondo i francesi? La nostra cucina è grezza e basica, la loro elaborata ricercata e soprattutto “raffinata”, salvo poi scoprire che il segreto nel giudicare una portata eccellente da parte degli esperti è di non usare più di quattro ingredienti e che siano individuabili al palato. 

La loro raffinatezza richiede “litri di tannino” per sgrassare la bocca dopo l’assaggio! A proposito di tannino: non dimentichiamo la guerra del vino (saltiamo la parte dei sabotaggi e delle scorrettezze); infinita competizione quella del vino fra i produttori francesi e quelli italiani. Un’altalena di continui sorpassi uno sull’altro ma (tralasciando il primato italiano in terra di Francia col Brunello) ormai da anni superiamo la Francia soprattutto con la schiacciante superiorità di esportazioni negli Stati Uniti.

Insomma, il conto si pareggia (grossomodo!) in termini di primati, ma rimane la considerazione degli italiani da parte dei francesi come attaccabrighe, tendenti all’inganno e al broglio, chiacchieroni e indolenti. Da parte italiana, consideriamo i francesi arroganti e invidiosi. Alla fine, sono in discussione caratteristiche sociologiche (anche trattabili) mai quelle economiche e politiche (in tempi recenti).

Come dobbiamo leggere dunque gli avvenimenti di Ventimiglia? I Francesi hanno un Welfare, tra i più avanzati d’Europa con il sostegno massiccio alla famiglia, e non solo in merito di una minore e più attenta tassazione. Ma anche agevolazioni per bambini che fanno sport, ingressi gratuiti in palestre e piscine sino a una certa età, infrastrutture nettamente superiori alle nostre, salari da sempre più elevati, una stabilità politica che da noi è sempre assente almeno sino ad ora. I francesi sanno benissimo che lasciar passare un flusso massiccio e non disciplinato logicamente di migranti, è una mina di potenza sconvolgente al loro equilibrio interno. 

Noi invidiamo, ma non solo noi, il loro Welfare ma non dobbiamo fermarci solo a “criticare” le loro reazioni, piuttosto potremmo capire meglio che dovremmo prima preparare l’accoglienza e poi accogliere, magari prendendo esempio dai francesi. Non è un punto a sfavore invidiare qualcosa e cercare di imitarlo acquisendone le competenze e imitandone le procedure. 

Del resto, i francesi sono attratti dalla nostra creatività e dal nostro modo (unico) di vivere la quotidianità, potrebbe essere uno scambio culturale vantaggioso, magari scoprirebbero che andare a braccetto con la Merkel è tutt’altro che proficuo; basterebbe fargli notare che è inutile “fare i camerieri della Germania quando con un solo quadro degli Uffizi potremo comprarci la città di Colonia” (cit. V. Sgarbi).

Un ponte fra cultura ed economia e potremmo prenderci l’Europa da soli, altro che rivalità! 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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