Ventimiglia, Massimo Fini: “I disagi di oggi solo un pallido fantasma di quelli che vedremo"

16 giugno 2015, Marco Guerra
Ventimiglia, Massimo Fini: “I disagi di oggi solo un pallido fantasma di quelli che vedremo'
“Quello che sta avvenendo mostra che l’Europa è priva di un minimo di intelligenza, ed è una forma di miopia prima che di egoismo". "I disagi che sta creando questa ondata migratoria sono un pallido fantasma di quelli che vedremo tra qualche tempo”. Così Massimo Fini, giornalista e scrittore, legge le scene di Ventimiglia e il braccio di ferro Italia-Francia, nella conversazione con Intelligonews. 

Fini come commenta le scene dello sgombero dei migrati a Ventimiglia?

«Quello che sta avvenendo mostra che l’Europa è priva di un minimo di intelligenza, ed è una forma di miopia prima che di egoismo, non vedo quali problemi possa creare la divisione per quote nei vari Paesi di qualche migliaio di profughi».

Un’Europa che mostra le spaccature più profonde sul tema dell’immigrazione dopo che per anni ci siamo divisi sui temi economici. Se lo sarebbe aspettato?

«Sì, anche se i disagi che sta creando questa ondata migratoria non sono che un pallido fantasma di quelli che vedremo tra qualche tempo. Le masse in arrivo sulle nostre coste non possono che aumentare, perché quelli che fuggono dalla guerra sono una minima parte rispetto ai grandi flussi formati da coloro che sono ridotti alla fame. Il modello economico occidentale ha distrutto l’economia dell’Africa sub-sahariana e questo ha portato alla miseria un intero continente».

Quindi siamo di fronte a un fenomeno epocale come ripetono molti analisti…

«Io lo scrivo da anni che a un certo punto ci sarà un gruppo di Paesi molto ricchi, con gradi sperequazioni sociali al loro interno, circondati da un mare di miseria che sommergerà le Nazioni più ricche come fatto fisiologico. Bisognerebbe tenere conto che l’Occidente europeo ha tenuto perché si è creato un forte ceto medio e non perché la rivoluzione industriale ha creato ricchezza.  Dopo Liberté, fraternité, egalité è iniziato il colonialismo sistematico francese e inglese e abbiamo rapinato molti Paesi del cosiddetto terzo mondo; ora i Paesi emergenti stanno completando l’opera mentre per noi la pacchia è finita».

Non le sembra che ora l’Europa è incapace di reagire perché oltre che una crisi economica deve affrontare anche una crisi di identità?

«Certamente il problema dell’Europa è il suo vuoto di valori, mentre spesso nei Paesi da cui partono le migrazioni ci sono valori e identità fortissime; c’è gente che va a morire come se sia accendesse una sigaretta, basta vedere il fenomeno dell’Isis. Ma il vuoto ideale dell’Occidente lo abbiamo creato noi proclamando come sacri principi i motivi delle nostre malefatte».

Si riferisce ancora agli ideali dell’illuminismo?

«La base illuminista è l’individualismo che ha cambiato la normale vita dei nostri popoli. Diciamo che forse l’illuminismo nel momento in cui manifestava i suoi principi non era in malafede, ma ha peccato di astrattezza e non ha considerato l’uomo per quello che è».

L’immigrazione però può aiutare ad invertire il saldo negativo della popolazione. Nel 2014 il saldo tra demografico tra nascite e decessi è stato il peggiore dal 1917, quando era in corso la prima guerra mondiale e l’epidemia di spagnola…

«L’Italia non fa più figli, se non mi sbaglio siamo il penultimo Paese per tasso di nascite, ma anche il resto dell’Europa non sta molto meglio. Mentre il resto del mondo i figli continua farli. Quindi si rovescia il rapporto di forza perché per quanto tu possa essere tecnologico e armato sei destinato a essere invaso dalla massa fisica degli altri popoli».  

Qualcuno diceva che la prima battaglia dei popoli è quella delle culle…

«Mussolini lo aveva detto e, sebbene a qualcuno dà ancora fastidio sentirlo solo nominare, va detto che non aveva tutti i torti. Di questi tempi i nostri ragazzi prima di fare figli devono avere la garanzia di potersi pagare la palestra, il corso di specializzazione e non so quale altra minchiata…questo è il frutto avvelenato di questo egoismo individualista occidentale che poi soccombe nel confronto con le popolazioni più prolifiche».

E questa prolificità ci destabilizza?

«Ci destabilizzerà senz’altro, ma prima che si concretizzino queste cose ci sarà il collasso del sistema economico occidentale, questa è l’unica speranza affinché si possa ricominciare da capo con modelli diversi».

Rimaniamo sul tema immigrazione. Lei che farebbe al posto di Renzi?

«Ma Renzi fa quello che può, abbaia ma non morde, perché non può mordere. Non si possono dare grandi colpe a Renzi…è in una situazione di impotenza. L’Europa di fatto non c’è, perché ci sono 27 Stati nazionali; l’Ue per esistere dovrebbe avere un centro politico-decisionale vero. È come la storia della Grecia che vorrebbe trattare sul debito direttamente con la Merkel ma non è possibile perché la Cancelliera tedesca deve tenere conto anche del volere di tutti gli altri governi dei paesi dell’eurogruppo».

Renzi potrebbe fare un atto di forza e dare il visto temporaneo ai profughi per farli girare tranquillamente su tutto il territorio comunitario…

«Sarebbe una buona soluzione, ma troverebbero il modo di impedirglielo aggrappandosi a qualche cavillo del trattato di Dublino».

Resta il fatto che i francesi bombardano la Libia e noi ci ritroviamo a gestire l’emergenza nel Mediterraneo…

«L’Italia però si è accodata a quell’intervento militare malgrado fosse contro tutti i suoi interessi. L’esito meno grave sono le migrazioni, quello che deve preoccupare è un Paese ingovernabile all’uscio di casa in cui l’Isis avanza e conquista territori grazie ad una feroce determinazione. Berlusconi è il primo responsabile di questa situazione perché all’epoca doveva opporsi con tutte le forze».

Ma è noto che noi siamo un paese a sovranità limitata…

«Sì, ma si può tentare di opporsi all’ingerenza straniera. Ad esempio la Grecia, sebbene faccia parte della Nato, non appoggiò l’intervento contro la Serbia nel 1999, mentre l’Italia ha fatto da palo agli Stati Uniti offrendo le basi da dove partivano gli aerei che andavano a bombardare Belgrado. In Italia l’unico momento di politica estera intelligente negli ultimi quarant’anni lo abbiamo avuto con Andreotti Ministro degli Esteri e Presidente del Consiglio. Il quale curò con grande sapienza i rapporti con i Paesi musulmani che, d’altra parte, sono i nostri dirimpettai, mentre gli americani ce li hanno a diecimila chilometri da casa».
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]