Il futuro dei disabili racchiuso nel “dopo di noi”: assicurazioni e trust il punto debole

16 giugno 2016 ore 12:27, Luca Lippi
Approvata la legge sulle "Disposizioni in materia di assistenza a favore delle persone affette da disabilità grave", anche conosciuta come "Dopo di noi". 
Il testo contiene delle disposizioni per affrontare il futuro delle persone con disabilità gravi dopo la morte di parenti che potessero prendersi cura di loro.  Un semi-plebiscito, con 312 voti a favore, 26 astenuti e 64 no. Ovviamente la legge ha un forte impatto emotivo, e sarebbe stato strano il contrario, ci sono però da tenere d’occhio le coperture, come al solito. Le cifre sono precise, ma nessuno sarà in grado (come è accaduto fino ad ora) di tracciarne la provenienza, argomento assai meno emotivo se affrontato con adeguatezza.
All’articolo 3 viene istituito un “fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare” nel quale confluiranno 90 milioni di euro per il 2016, 38,3 milioni per il 2017 e 56,1 milioni a decorrere dal 2018. 
Queste risorse verranno destinate all’attivazione e al potenziamento di “programmi volti a favorire percorsi di deistituzionalizzazione, di supporto alla domiciliarità in abitazioni o gruppi-appartamento che riproducano le condizioni abitative e relazionali della casa familiare e che tengano conto anche delle migliori opportunità offerte dalle nuove tecnologie, al fine di impedire l’isolamento delle persone con disabilità grave”. Verranno inoltre realizzati interventi volti a consentire la permanenza temporanea in una struttura extrafamiliare che possa far fronte ad eventuali emergenze. Infine si prevedono misure innovative di “residenzialità” che consentano di creare “soluzioni alloggiative di tipo familiare e di co-housing, che possono comprendere il pagamento degli oneri di acquisto, di locazione, di ristrutturazione e “opera degli impianti e delle attrezzature necessari per il funzionamento degli alloggi medesimi, anche sostenendo forme di mutuo aiuto tra persone con disabilita`”.

Il futuro dei disabili racchiuso nel “dopo di noi”: assicurazioni e trust il punto debole

Su questo punto inevitabilmente si accenderanno tutte le discussioni possibili sul nuovo giro di cooperative e società senza scopo di lucro che faranno la corsa per accaparrarsi l’affare, perché uscendo dalla melina politica, di giro d’affari si tratta, e sarebbe opportuno che il governo vigili con molta attenzione, lo spettro dei Cara sula piaga dell’immigrazione è troppo vicina e simile nella forma.
Nella sostanza, nelle casse dello stato non ci sono soldi, questo è un dato di fatto, le diponibilità non sono altro che trasferimenti di denaro da una parte all’altra, ma sempre del medesimo portafoglio si tratta. 
Il sospetto assai più concreto, è che lo stata voglia fare le nozze con i fichi secchi delle banche e delle assicurazioni (e non potrebbe fare altrimenti).
Infatti all’articolo 5 e all’articolo 6 sono stabilite le detrazioni fiscale sulle spese sostenute per le polizze assicurative stipulate a tutela dei disabili. La detraibilità dei premi versati per rischi di morte sale da 530 a 750 euro.
Poi c’è il trust, vale a dire l’istituto che garantisce protezione legale stabilendo un rapporto fiduciario tra il soggetto che dispone di un bene e la persona cui il suddetto bene viene affidato allo scopo di amministrarlo. Ciò che si teme è che i figli disabili che non ricevono un’eredità cospicua finiscano in istituti o in residenze protette. Il Senato ha dunque deciso di ampliare esenzioni e agevolazioni previste per i trust anche ad altri istituti giuridici esistenti, dando maggior margine d’azione alle famiglie.
Nel dettaglio, l’articolo 6 stabilisce che i trasferimenti di beni e di diritti a causa di morte (per donazione, trust o a titolo gratuito) siano esenti dall’imposta di successione e donazione purché abbiano come finalità esclusiva la cura e l’assistenza della persona disabile.
In conclusione, è assolutamente lodevole l’attenzione posta alla questione, ma purtroppo bisogna essere anche attenti alle implicazioni economiche e di conflitto di interessi che si generano, non sono ancora stati risolti gli intrecci fra malaffare e istituzioni preposte allo svolgimento di attività prive di scopo di lucro (che nella sostanza non sono mai esistite). 
Poi emerge sempre quel favore indiretto alle compagnie di assicurazione che sono chiamate in causa, e che non sono proprio istituti di beneficenza. In ultimo, ma non ultimo, a fronte di una flessibilità concessa dall’Europa di 14 miliardi di euro per manifesta incapacità di mantenere il passo con il taglio dei costi dell’amministrazione pubblica, ora si riescono a tirare fuori 90 milioni cui aggiungere tutte le esenzioni fiscali.
Aspettiamo di capire bene quali saranno gli sviluppi prima di offrire una disamina economica adeguata e precisa. In superficie emerge il solito provvedimento di pancia senza alcuna risorsa adeguata e quindi destinata ad uscire dal controllo dello stato.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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