Brexit e Bail-in: quanto "costerà" uscire dall'Europa

16 giugno 2016 ore 11:39, Luca Lippi
Abbiamo già parla diffusamente del Brexit ieri, oggi ci adoperiamo a fare una disamina sulle implicazioni del settore bancario a seconda che sia “Brexit” o “Bremain”.
Ovviamente per fare questo dobbiamo necessariamente fare fede agli spostamenti finanziari da parte delle società di intermediazione che devono tutelare la tenuta dei portafogli e quindi anticipare le conseguenze finanziarie (per quelle economiche c’è bisogno di un tempo tecnico maggiore) del risultato che uscirà fuori dalle urne il 23 giugno.
Dunque a -7 dall’ora “X” la situazione è la seguente. Intanto è utile far presente a chi non si occupa professionalmente della materia, che in caso di Brexit i portafogli devono essere difensivi (il caso non ha precedenti e quindi non si può fare altro che mettere le mani avanti) per difensivo si intende posizionare tutte le risorse liquide su beni rifugio, e quindi bund tedeschi e metalli preziosi. Nel caso invece che la Gran Bretagna decida di rimanere nell’eurozona allora gli investimenti non subiscono alcuna ricollocazione lasciando parte delle risorse posizionate anche su una percentuale di moderato rischio per ottenere rendimenti più interessanti dei rendimenti negativi offerti dai bund tedeschi.

Brexit e Bail-in: quanto 'costerà' uscire dall'Europa

Contro ogni previsione, le maggiori società che si occupano di risparmi gestito dichiarano che i loro portafogli rimangono invariati, quindi pare scommettano sul Bremain, tuttavia si discosta dalla realtà dei fatti vista la corsa affannosa verso i beni rifugio.
Riguardo il discorso più “settorizzato”, in generale col Brexit ci sarebbe uno shock finanziario notevole su tutto il comparto, con le ripercussioni maggiori sulle banche cosiddette debole in termini di capitale, e quindi non possiamo ignorare la posizione difficile delle banche italiane fatte salve quelle maggiori, e in questo caso il bail-in sarà molto utile per la gestione della criticità
Un piccolo riferimento per ricordare argomenti già trattati e che ora tornano utili. Il debito pubblico degli stati è comunque al riparo poiché una crisi sistemica verrebbe “tamponata” col debito privato (il bail-in appunto) ma il problema del rischio sistemico non viene e non verrà mai dal Brexit ma dalla crisi endemica del settore, di cui abbiamo dato dimostrazione qualche giorno fa. 
Quindi in caso di Brexit si accelererebbe solamente una situazione già prefigurata dall’analisi tecnica.
Per quanto riguarda il comparto finanziario, il Brexit inevitabilmente indirizzerebbe, come sta succedendo, verso azioni di qualità e verso quelle azioni alternative alle obbligazioni, evitando prodotti legati alla zona euro, alla periferia della zona euro e investimenti nelle banche della zona euro.
Quindi attenzione al risparmio gestito, sul trampolino di lancio col Brexit si posizionano Partners Group, Bbva e Abn Amro. Tempi duri invece per Bnp Paribas , Société Générale , Deutsche Bank , Santander, Banco Sabadell, Efgi, Erste e Rbi.

autore / Luca Lippi
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