Sì a Brexit, Cardini: “Trattandosi di un’Unione Europea economico-finanziaria uscirei"

16 giugno 2016 ore 12:19, Lucia Bigozzi
“Trattandosi di un’Unione Europea economico-finanziaria, se fossi inglese voterei per uscire da questa ambiguità che è l’Ue”. Analisi a tutto campo che Franco Cardini, storico, argomenta nella conversazione con Intelligonews leggendo in controluce gli effetti di Brexit. Con un messaggio per Draghi e le banche…  

Se lei fosse inglese direbbe sì o no su Brexit?

"Trattandosi di referendum in generale, i sì e i no sono sempre ambigui. Sì cosa vuol dire e no cosa vuol dire in questo caso?. Molto dipende da come è formulata la domanda e io non so come la formulano in Inghilterra…"

Sì a Brexit, Cardini: “Trattandosi di un’Unione Europea economico-finanziaria uscirei'
Insomma, se lei fosse inglese cosa vorrebbe fare: restare o uscire dall’Ue?

"Se io fossi inglese ragionerei in termini diversi da come ragiono adesso. D’altra parte anche come europeista debbo dire che non ragiono in termini molto diversi da quelli in cui, credo, ragionerei se fossi inglese".

E allora come ragionerebbe se fosse inglese?

"Non c’è dubbio che l’Inghilterra sia un grande Paese europeo e che senza di lei l’Europa sia fortemente penalizzata. Tuttavia se si trattasse dell’unione politica europea e se fossi inglese, avrei veramente molte difficoltà a decidere. Trattandosi dell’Ue come unione economico-finanziaria se fossi inglese ragionerei così: l’Inghilterra ha un suo spazio specifico che è quello del Commonwealth; storicamente l’Inghilterra non ha mai avuto rapporti così stretti con la realtà anche socio-economica europea; per cui se io fossi inglese io a questo punto, tanto più che non è mai entrata nell’area dell’euro, io voterei coerentemente con questi presupposti, quindi voterei per uscire da questa ambiguità che è l’Unione europea". 

Indichi tre vantaggi derivanti dall’uscita della GB dal contesto europeo.

"Non credo che vi siano vantaggi immediati. Credo che non si debba ragionare in termini primariamente socio-economici specie quando si tratta di fare scelte così radicali. L’Inghilterra probabilmente avrebbe un momento di sofferenza, però potrebbe supplire a questa fase riallacciando rapporti con gli altri Paesi del Commonwealth che non ha più, lavorando in altre direzioni, cioè verso gli Stati Uniti o il terzo e quarto mondo. Non faccio un discorso di vantaggi o svantaggi; dico che se fossi inglese preferirei togliermi da questa situazione europea che, anche ammesso dia dei vantaggi ma con un euro così sofferente non ne sono sicuro, è così profondamente estranea e aliena dalle tradizioni inglesi e della sua storia". 

Draghi e le banche si preparano al Brexit; forse il Bail-in è stato progettato per tamponarne l’effetto: come valuta una possibile crisi delle banche? 

"Beh potrebbe anche aprirsi una crisi delle banche; d’altra parte mi pare di aver capito che da molto tempo le banche europee, a parte quella cosa privata, enorme che è la Bce e tiene l’Ue in pugno e non è espressione di nessun potere pubblico dell’Europa, le banche da molto tempo agiscono sul filo della crisi. Finora sono sempre riusciti a evitare la crisi o riversandola sui governi o sui contribuenti o sui loro clienti: in una fase come questa, forse potrebbe essere arrivato il momento in cui le banche dovrebbe accettare di partecipare un po’ allo sforzo comune per uscire dalla crisi. Il dogma per il quale le banche debbono comunque uscire indenni o addirittura in attivo, lo trovo del tutto irragionevole. Nella crisi che si sta aprendo – se si apre – le banche saranno costrette a diminuire i dividendi dei loro azionisti; ed è questa la ragione per cui le banche hanno preso sempre preso decisioni che hanno contribuiti alla crisi di questo o quel Paese europeo".  

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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