Effetto Brexit, paura bail-in: come salvarsi dai rischi con banche e Poste

16 giugno 2016 ore 14:08, Luca Lippi
In questi giorni torna la paura dei risparmiatori alla luce dell’esito del Brexit, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza dei propri risparmi detenuti presso i forzieri delle banche messi in pericolo non dal Brexit, ma dal Bail-in che è lo spauracchio entrato in vigore con l’entrata delle nuove regole sui salvataggi bancari.
Queste regole mettono a rischio anche i correntisti in caso la banca fallisca, e i risparmiatori sono disorientati. 
È bene ricordare che il Bail-in è un dato di fatto indipendentemente che la Gran Bretagna esca dall’eurozona, o che fallisca la banca tal dei tali o che si spiaggino delle balene in qualche parte del mondo, quindi questa guida risulta utile indipendentemente dal momento specifico.
Rispondiamo alla prima domanda che è quella più ricorrente, è più sicura la banca o la Posta? La risposta è “dipende”! 
Se i risparmi depositati in banca sono investiti in strumenti finanziari come azioni, non delle banca, obbligazioni non della banca, fondi ed etf di più gestori, non si corrono rischi per quanto riguarda il bail-in.
Azioni e obbligazioni depositati sul conto deposito sono del depositante e non della banca. Se le azioni e le obbligazioni sono della banca su cui poggia il deposito, e questa fallisce è ovvio che il deposito rischia grosso, ma rischia grosso anche se all’interno del deposito titoli ci sono azioni e obbligazioni di una banca che fallisce anche se il deposito titoli poggia su una banca sanissima.
Quindi per non correre rischi è sufficiente diversificare più possibile il portafoglio e cercare di rimanere liquidi (titoli a brevissima scadenza) più possibile. 

Effetto Brexit, paura bail-in: come salvarsi dai rischi con banche e Poste

Discorso a parte è quello del conto corrente e conto deposito, questi sono garantiti dal Fondo Interbancario di tutela dei depositi che copre ogni conto fino a 100mila euro. Sopra questa cifra la garanzia viene meno. Si risolve il problema dividendo gli importi liquidi su conti in diverse banche ovvero cointestare il conto per dimezzarne la quota di appartenenza fino a rimanere nella quita parte procapite dei 11mila euro.
Avere i propri risparmi alle poste cosa comporta? Poste Italiane anche se è quotata è controllata dalla Cassa Depositi e prestiti e sui conti correnti Bancoposta non sono coperti dal Fondo Interbancario come per i conti correnti offerti dalle banche, per adesso sono garantiti dallo Stato. Stesso discorso vale per i libretti postali niente bail-in e garantiti dallo Stato, perché sono emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti come tutti i buoni fruttiferi sono garantiti al 100% dallo Stato. Per quanto riguarda gli altri strumenti finanziari collocati dalle Poste ma emessi da altre banche come i fondi e obbligazioni, ovviamente non c‘è la garanzia dello Stato anche se gli investimenti sono depositati su un conto titoli presso le Poste.
Quindi i soldi in questo momento sono più al sicuro in Poste, poiché in quanto società pubblica anche se quotata, per adesso non rientra sotto la vigilanza della Bce quindi niente bail-in.
In sintesi, si esclude dal bail-in:
- i depositi di importo fino a 100mila euro (protetti dal sistema di garanzia dei depositi); 
- passività garantite come covered bonds e altri strumenti garantiti;
- passività derivanti dalla detenzione di beni della clientela (come ad esempio il contenuto delle cassette di sicurezza) o in virtù di una relazione fiduciaria (come i titoli detenuti in un conto apposito); 
- passività interbancarie (ad esclusione dei rapporti infragruppo) con durata originaria inferiore a 7 giorni; 
- passività derivanti dalla partecipazione ai sistemi di pagamento con una durata residua inferiore a 7 giorni; 
- debiti verso dipendenti, debiti commerciali e quelli fiscali purché privilegiati dalla normativa fallimentare. 
Il bail-in si applica seguendo una gerarchia la cui logica prevede che chi investe in strumenti finanziari più rischiosi sostenga prima degli altri le eventuali perdite o la conversione in azioni. Solo dopo aver esaurito tutte le risorse della categoria più rischiosa si passa alla categoria successiva.

autore / Luca Lippi
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