Ci mancavano le amanti dei preti (e Rep) a tirare Francesco per la tonaca…

16 luglio 2014 ore 10:42, Americo Mascarucci
Ci mancavano le amanti dei preti (e Rep) a tirare Francesco per la tonaca…
Ci mancavano soltanto le amanti dei preti, ed ecco che alla fine sono spuntate pure queste, una trentina circa. Hanno scritto un’accorata lettera a Papa Francesco per chiedere che il celibato sacerdotale da obbligatorio sia reso facoltativo, in modo da permettere loro di uscire dalla condizione di clandestinità. 
E Repubblica, guarda caso il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, quello stesso Scalfari che a detta del direttore della Sala stampa vaticana padre Federico Lombardi avrebbe messo in bocca al Papa dichiarazioni di apertura sull’abolizione del celibato che Francesco non si sarebbe mai sognato di fare, dà loro voce, ovviamente sotto falsa identità. Ai tempi di Giovanni Paolo II o di Benedetto XVI un'iniziativa del genere non sarebbe stata nemmeno ipotizzabile, nessuno avrebbe perso tempo a scrivere una lettera del genere, ben sapendo che in Vaticano sarebbe finita direttamente nel cestino. Con Papa Francesco tutto è diverso, lui ha un pensiero e una parola di conforto per tutti, dai divorziati risposati che chiedono di poter ricevere la comunione, agli omosessuali che vogliono sposarsi e pure in chiesa, per finire con le donne che hanno abortito, i malati che chiedono l’eutanasia, le coppie di fatto che, pur non essendo sposate, vogliono battezzare i propri figli. E adesso ecco pure le amanti dei preti. Scherzi a parte è sicuramente positivo che la Chiesa si apra al mondo e si confronti con tante situazioni presenti nella società che rischiano di creare fratture profonde fra chi, essendo cattolico, si trova a viverle con sofferenza profonda. Francesco fa bene ad invocare la misericordia e a ricordare che tutti hanno diritto di cittadinanza nella casa del padre, ma fino a che punto è possibile aprirsi al mondo senza contraddire la dottrina della Chiesa? E’ questa la domanda di fondo, il dilemma che sembra turbare il sonno di tanti autorevoli porporati che a vario titolo sono chiamati ad affrontare questi problemi e a ricercare le soluzioni. Il celibato sacerdotale in realtà non è stato mai un dogma, fu imposto come obbligo dal Concilio di Trento proprio per porre fine al malcostume della Chiesa dell’epoca con papi e cardinali che tenevano famiglia. Si può dunque cambiare. Fra il dire e il fare c’è però di mezzo il mare, e allora viene spontaneo domandarsi chi glielo ha fatto fare al prete di farsi prete se poi ha bisogno di avere l’amante o sente il bisogno di essere marito e padre. Tuttavia si ha come l'impressione che da questo Papa ci si attenda troppo, anche ciò che materialmente la Chiesa non può concedere. Ci si aspetta insomma che in pochi anni stravolga secoli di tradizioni e di regole consolidate (e il celibato sacerdotale non è niente di estemporaneo ma riveste un carattere straordinario, quello cioè di una rinuncia come segno di amore esclusivo verso il Signore), per fare tutti felici e contenti ad iniziare dalle amanti dei preti. Ma la Chiesa non può essere ridotta a «fenomeno da baraccone», almeno non da chi è chiamato a rappresentarla e non stiamo parlando di papa Francesco quanto di quegli uomini di Curia che, pensando di interpretare chissà quale nuovo corso parlano troppo accendendo false speranze fra i fedeli. Con il rischio di accendere soltanto dei fuochi di paglia.
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