Gli accordi dalla Grecia all’Iran e in mezzo Obama

16 luglio 2015, intelligo
Gli accordi dalla Grecia all’Iran e in mezzo Obama
di Alessandro Corneli 

Negli scorsi giorni, consultazioni febbrili non si svolgevano solo a Bruxelles, tra il premier greco Tsipras e l’Eurogruppo, ma anche a Vienna, tra l’Iran, da una parte, e il gruppo dei 5+1 (i cinque membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu – Usa, Uk, Francia, Russia e Cina – allargato alla Germania) dall’altra parte del tavolo cui siede anche la rappresentante della politica estera e di sicurezza europea, l’italiana Federica Mogherini. 

A Bruxelles, dov’era in palio il futuro dell’Europa e dell’euro, è finita lunedì mattina: Tsipras ha accettato il diktat europeo (o tedesco) e ha “salvato” questa Europa alla quale i suoi elettori, una settimana prima, avevano detto “no” con un referendum. A  Vienna è finita il giorno dopo, martedì, con un accordo che sembra scongiurare il pericolo che l’Iran diventi una potenza nucleare, che apre la via alla fine delle sanzioni e al ritorno della grande Persia nella corrente principale del commercio mondiale. 

Dal punto di vista economico, la differenza tra i due negoziati è notevole. La Grecia non ha avuto un taglio del debito e se metterà in esecuzione le clausole dell’accordo lo vedrà aumentare e perderà la proprietà e i profitti delle sue residue attività redditizie che finiranno in mani estere: multinazionali americane ed europee, soprattutto tedesche. Una condanna alla miseria o alla schiavitù per debiti per le prossime due generazioni.  Non è detto che tutto ciò funzioni: la Germania, e la Merkel in particolare, hanno subito un danno d’immagine considerevole e se, come prevede il Fmi, la Grecia non riuscirà a rispettare gli impegni, la colpa ricadrà su Berlino.

Grande euforia, invece, per l’accordo con l’Iran. Le grandi imprese americane avevano già fatto le loro mosse, come la General Electric e la Boeing. Si aggiungeranno i fornitori di tecnologie moderne per l’estrazione del petrolio e del gas che consentiranno ai fornitori iraniani di accrescere la produttività dei vecchi impianti appena riusciranno a modernizzarli. Esultano anche i vecchi amici dell’Iran, come l’Italia, la Francia e la Germania, costretti dalle sanzioni a ridurre il loro interscambio. Soddisfatti, e rassicurati, tutti gli amici dell’Iran nel Vicino Oriente, a partire dalla Siria: forse Assad si salva (e il Califfato avrà vita più dura). 

La Russia, anch’essa molto vicina a Teheran, ha giocato a favore dell’accordo e Obama, un po’ sorpreso, l’ha ringraziata in un’intervista al New York Times: non c’è dubbio che l’Iran vale molto di più dell’Ucraina. La Cina, trascurando le sanzioni, già da tempo era un cliente forte dell’Iran. Per la Germania, valgono le antiche affinità etno-culturali scoperte alla fine dell’Ottocento dall’imperatore Guglielmo II.  

Anche i fabbricanti di armi si rallegrano, sebbene potranno riprendere le forniture non prima di cinque anni, da impiegare nello stabilire buone relazioni amicali. Arabia Saudita, Israele e Turchia dovranno invece rivedere e aggiustare le loro strategie con un occhio attento alle prossime elezioni presidenziali americane, che si svolgeranno tra quindici mesi. Sarà importante seguire le posizioni dei candidati alla nomination e poi dei due sfidanti finali dell’8 novembre 2016.

La diversa portata delle due trattative che si sono sovrapposte consente forse di capire un po’ meglio le pressioni di Obama su Bruxelles per un accordo con Atene. È infatti probabile che una rottura con la Grecia, che avrebbe avuto immediate ripercussioni sull’euro e quindi sui mercati finanziari internazionali, avrebbe complicato la posizione americana nella trattativa con l’Iran.

Obama aveva bisogno dell’accordo europeo di lunedì per concludere quello di Vienna. Ora che la questione iraniana è sistemata, eventuali complicazioni sul teatro europeo avranno un impatto meno forte sulle relazioni degli Usa con i paesi del Medio Oriente e con la stessa Russia. Non a caso, la tenuta recrudescenza degli scontro in Ucraina, che doveva coincidere con l’arrivo dell’estate, almeno finora non c’è stata. Per capire ciò che succede a livello mondiale, una ristretta visione eurocentrica non basta.         
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