“Trinakria”: i conti della Sicilia ricordano la Grecia

16 luglio 2015, Luca Lippi
“Trinakria”: i conti della Sicilia ricordano la Grecia
I conti della Regione Sicilia non sono proprio come quelli della Grecia, ma di questo passo ci si avvicinerà molto velocemente.

I giudici della Corte dei Conti siciliana hanno lanciato l’allarme ormai diverse settimane fa. 

L’emorragia continua della regione siciliana è da sempre il personale, la sanità e le società partecipate. Nel 2014 solo per gli stipendi sono stati erogati 938.529.000 euro, praticamente un miliardo. Emolumenti per coprire il compenso di 17.325 dipendenti di cui 14.950 a tempo indeterminato.

Altro macigno oltre l’esagerata occupazione, è la sanità; 9,168 miliardi di euro spesi nel 2014, pari al 46 per cento del totale delle uscite regionali, che in totale ammontano a 19 miliardi e 909 milioni di euro. Anche su questi conti pesa enormemente il personale addetto (48530 unità).

A oggi, il debito della Regione Sicilia aumenta progressivamente mentre le entrate diminuiscono con la medesima progressione, situazione questa che presto porterà al collasso la regione.

Nonostante il Ministero dell’Economia abbia anticipato 900 milioni alla regione Sicilia nel 2013, e soprattutto, dopo ulteriori un miliardo e 800 milioni di euro sotto forma di prestito obbligazionario autorizzato dalla regione Sicilia, il debito della regione ha continuato a crescere.

Malcontento e “fratelli coltelli” all’interno del consiglio regionale, tuttavia, non “riescono” a far cadere la peggior presidenza di regione che si ricordi. 

Nonostante il Pd, nella scorsa Direzione Regionale durata 8 ore, abbia riconosciuto il disastro di questo Governo mettendo il Presidente della Regione di fronte ad un bivio, Crocetta resta ancora convinto che i democratici non si spingeranno fino a una rottura totale. In effetti, tanti chiedono la “testa” del Presidente della Regione siciliana (compreso il Sottosegretario Davide Faraone che sta dentro il Governo regionale con tanto di assessori e amici negli uffici di Gabinetto) ma tutti restano “incollati” alla poltrona. E quando si parla di “voto anticipato”, cala il gelo tra i deputati regionali del Partito Democratico, forse perché alla prossima legislatura molti di loro sono a rischio considerando che a Sala d’Ercole andranno non più 90 parlamentari ma 70.

Vediamo cosa accadrà ora dopo il caso legato all'intercettazione tra lo stesso Crocetta e Turino. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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