L'Imu è un regalo dell'asse D'Alema-Bossi

16 maggio 2013 ore 10:39, Pietro Romano
L'Imu è un regalo dell'asse D'Alema-Bossi
Leggendo le cronache politiche nelle ultime settimane sembra che il futuro economico dell’Italia dipenda dall’abolizione dell’Imu.
Ma sono in pochi a riflettere che, invece, con l’eccezione degli immobili strumentali (capannoni, laboratori, negozi, botteghe, uffici), di cui invece si parla colpevolmente poco, abolire l’Imu influisca poco o punto sul rilancio dell’economia. E ancora minori riflessioni sono dedicate all’origine di questo pasticcio chiamato Imu. Che ha tanti padri, anche se ormai sembra diventata figlia di nessuno. L’Imu, imposta municipale sugli immobili, è l’ennesimo frutto avvelenato del federalismo e dell’asse D’Alema-Bossi nato ai tempi del ribaltone orchestrato da Oscar Luigi Scalfaro (che condusse al governo di Lamberto Dini e in seguito alla prima vittoria elettorale dell’Ulivo) e cementatosi di fatto dopo che il governo di Romano Prodi si era liquefatto sulla partecipazione dell’Italia alla guerra contro la Serbia. Ne scaturì la riforma del Titolo V della Costituzione, che ha contribuito a sballare i conti pubblici. Alla nascita sbieca si è aggiunta la paralisi dell’iter legislativo in cui era inquadrata l’Imu. L’attuazione della delega sul federalismo prevedeva l’avvio dei costi standard nei comuni e nelle provincie al fine di assegnare delle responsabilità alle amministrazioni locali nella gestione della cosa pubblica evitando così che l’amministrazione centrale funzionasse da bancomat. In sostanza, lo Stato avrebbe avviato i trasferimenti economici agli enti locali solo se questi, pur rispettando i costi standard, fossero finiti fuori budget . Gli spreconi non avrebbero ricevuto nulla e quindi sarebbero stati costretti a chiedere più pesanti contributi ai cittadini, inasprendo a esempio le aliquote delle imposte sugli immobili, con presumibili conseguenze negative sul piano elettorale. I costi standard, tuttavia, non sono mai stati applicati  e quindi lo Stato ha bloccato i trasferimenti agli enti locali delle risorse provenienti dal fondo perequativo. Di conseguenza, risparmiosi o spreconi che fossero, gli enti locali hanno dovuto attingere a risorse del territorio per andare avanti, in primis mediante l’imposizione fiscale. E gli immobili, perlomeno quelli regolarmente accatastati, sono diventati i più comodi agnelli sacrificali.
autore / Pietro Romano
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