Lo zaino di Renzi: un’Agenda Ue, la #BuonaScuola e i numeri (alti) delle pensioni

16 maggio 2015, Lucia Bigozzi
Lo zaino di Renzi: un’Agenda Ue, la #BuonaScuola e i numeri (alti) delle pensioni
Scuola, lavagna, agenda (Ue), soldi (ai pensionati). Lo zaino di Renzi è pesante nella settimana che si chiude col sì al primo articolo (leggasi autonomia) della nuova scuola. Sindacati in piazza e in subbuglio, con la Camusso che ventila perfino lo blocco degli scrutini e un pezzo di Pd sempre più lontano. Civati ha aperto la strada e se Renzi si mette alla lavagna, Fassino si avvia verso la porta della classe (Pd).

SCUOLA IN AULA E IN PIAZZA. Tra Montecitorio e il Pantheon ci sono solo pochi metri, eppure i due luoghi nel cuore di Roma non sono stati mai tanto lontani. Nell’Aula della Camera 243 parlamentari dicono sì ai primi due articoli della #BuonaScuola targata Renzi (107 i no, un astenuto), in piazza Pantheon i sindacati organizzano un’assemblea pubblica alla quale chiamano deputati e senatori. Risultato: Pd renziano dentro e Pd dissidente fuori. Con Civati che dalla piazza vuole ricomporre le fila del partito che vedrà la luce il 2 giugno (e la data non è casuale, sia per il significato storico che per quello politico dopo il test delle regionali) e Fassina pronto all’addio se la scuola di Renzi non cambierà pelle e passo. 

In piazza c'è anche altro: la sinistra si conta e non solo sulla scuola. I cronisti vanno a caccia di chi c'è e chi no tra i dem. Ma al Pantheon ci vanno anche i renziani che non potevano di certo disertare l'incontro con un pezzo importante del loro mondo e dell'elettorato Pd. E’ il caso di Anna Ascani che ai manifestanti dice: “Abbiamo sospeso i lavori in Aula per essere qui e dialogare con voi. C'è ancora possibilità di modifiche, ad esempio sul 5 per mille”. Ma il confronto non è facile perché più che sul 5 per mille la replica di un insegnante non fa sconti alla maggioranza piddina: “Questo è solo un dialogo di facciata, non raccontate falsità, nessuno dal governo ci ha risposto e cinque giorni dal voto chiedete un dialogo?”. Volano fischi. Ma se il dialogo darà frutti lo si capirà nelle urne tra due settimane. Con sindacalisti e insegnanti ci sono parlamentari di Sel e M5S e Fratelli d'Italia ma gli occhi e i taccuini, ovviamente sono per gli onorevoli del Nazareno. 

Se la settimana inizia con un doppio flop nel confronto governo-parti sociali (prima salta il tavolo coi sindacati, poi quello della Giannini-Boschi-Madia con gli studenti), ci pensa Renzi a riprendere il passo giusto: in maniche di camicia e gessetto di ordinanza si piazza davanti alla lavagna per spiegare la ‘sua’ scuola con al centro la “cultura umanista”. 

Errore da matita rossa che non sfugge ai più. A Intelligonews il filosofo Diego Fusaro spiega perché questa riforma “non produrrà teste pensanti”. Impietoso il giudizio del prof Nicola Morra oggi senatore a 5Stelle che smonta la performance del premier sia sul piano filologico e grammaticale che su quello dei contenuti. E propone in video la sua "contro-lavagna". Fanno altrettanto, con un taglio ironico, gli studenti che sono usciti da Palazzo Chigi confermano il no alla riforma. 

Dalle file di Forza Italia, il senatore Lucio Malan parla di un Pd “fissato con la teoria gender” prendendo spunto dall’emendamento dem sulla parità di genere in classe. Paradossale convergenza, assolutamente involontaria ma evidente, con l’analisi del senatore ‘ribelle’ dem Corradino Mineo che non solo farà proprie le proposta di modifica di Stefano Fassina in Commissione Cultura e poi in Aula, ma avverte che “siamo solo all’inizio dell’iter parlamentare” e che a Palazzo Madama la riforma “la cambieremo eccome…”.

MIGRANTI. Dal Palazzo di vetro dell’Onu a quello di ‘acciaio’ di Bruxelles. La Mogherini riesce a mettere sotto il naso dell’Europa l’Agenda sull’emergenza migranti: navi contro gli scafisti, ma soprattutto quote di migranti ripartite in tutti gli Stati membri, i due punti cardine del piano del commissario europeo agli Esteri che parla di ‘svolta storica’ per il sì strappato a un consesso per troppo tempo sordo e muto. Con alcuni Paesi, Inghilterra in testa ma anche Polonia e Ungheria pronti a stracciare il capitolo quote. L’Agenda è solo aperta, per chiuderla ci vorrà un nuovo vertice, quello che conta perché da lì dovrà uscire il sì definitivo. 

A Intelligonews, il parlamentare dem Khalid Chaouki dice che il piano Mogherini “è una vera rivoluzione” e che “Cameron è cinico ma non è Salvini”. Dal fronte leghista replica il capogruppo alla Camera Massimiliano Fedriga: “Non possiamo accollarci tutti. Cameron come la Lega”. 

PENSIONI. Dilemma dei dilemmi. Come fare? Quanto pagare, chi pagare e quando? Renzi e Padoan si vedono a Palazzo Chigi ma tra i due non prevalgono sorrisi e pacche sulle spalle. Il ministro del Tesoro è scettico sull’idea del premier di rinviare i rimborsi a chi ne ha diritto come stabilito dalla sentenza della Consulta e casomai, di riparlarne a settembre quando ci sarà da scrivere la legge di stabilità. Intelligonews fa due conti e anticipa come funzioneranno i rimborsi, mentre in pieno dibattito politico sul come fare, il parlamentare di Scelta Civica Gianfranco Librandi che i conti li sa fare, lancia la sua proposta di legge per uscire dall’impasse. Il segretario del suo partito Enrico Zanetti, sottosegretario all’Economia a Intelligonews dice che “l’intervento si farà entro qualche settimana e che c’è da fare bene ciò che fu fatto male”. 

Dalla piazza il sindacalista Giorgio Cremaschi cannoneggia il governo “che non vuole rispettare la sentenza”.  

Matteo Renzi fa i conti coi conti da far quadrare e i soldi da trovare senza mettere le mani nelle tasche degli italiani. Per ora scarica il barile sulle spalle di Mario Monti e in diretta tv. Pardon, su RepubblicaTv.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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