La parola della settimana: laico (che non è ateo)

16 maggio 2015, Paolo Pivetti
La parola della settimana: laico (che non è ateo)
Nell’antica lingua greca laòs voleva dire popolo. Lì vanno cercate le radici dell’aggettivo latino laicus, che significava “del popolo” ed è diventato l’italiano laico. 

Laico non è nata però come parola “laica”, ma per segnare, all’interno della Chiesa, una distinzione tra i chierici (tardo latino clericus, greco klerikòs) che formano il corpo sacerdotale, e i laici appunto, cioè il popolo dei credenti. Tutto questo nel volgere di quella grande epoca di chiarezza razionale che fu il Medio Evo. Pensiamo che anche Gesù, nella chiesa ebraica dei suoi tempi, era un laico.

Questa chiara distinzione ha attraversato gran parte della storia europea. Poi nell’Ottocento, col sorgere di nuove filosofie, si fece chiara la negazione di Dio e s’identificò, fino a diventare ideologia, ed ideologia di stato, l’ateismo: sotto i suoi auspici nacque, a cavallo del 1917, l’Unione Sovietica. Fin qui, pur nella drammaticità delle contrapposizioni, dominava la chiarezza.  

Ma il linguaggio di oggi, nella sua incessante ricerca di termini “morbidi” scippa al mondo dei credenti il termine laico e lo usa per significare “chi si è staccato dalla fede” o chi se ne sta comunque lontano e non vuole averci a che fare, quindi chi si contrappone non al chierico ma al credente: quello che fino a metà Novecento era l’ateo. E non è finita qui: oltre che alla persona, l’aggettivo laico è applicato all’istituzione: Stato laico. Ma cos’è uno Stato laico? 

La domanda vien fuori angosciosa e si collega a quella notizia di una decina di giorni fa e qui già abbondantemente discussa, ma fino ad oggi totalmente oscurata dai grandi quotidiani “laici”. Per difendere la laicità dello Stato francese il tribunale di Rennes ha ordinato la rimozione dal centro di Ploermel, cittadina bretone, di una statua dedicata a san Giovanni Paolo II: statua sormontata da un arco su cui è posta una croce che per le sue dimensioni avrebbe, secondo il tribunale, un carattere “ostentato”. Dunque la laicità consisterebbe nel proibire, in una nazione che pur vanta alle sue spalle una grande tradizione cristiana, la statua di un santo perché mostra vistosamente una croce? 

Nonostante il passare dei giorni e tutti gli approfondimenti fatti, quella notizia rimane di ribollente attualità a farci riflettere sulle insidie del linguaggio “morbido”: c’è un nascente, e ormai già diffuso, assolutismo che si nasconde dietro l’apparenza della “neutralità laica”. Molti sono al lavoro per instaurare uno stato ateo, e per di più obbligatoriamente ateo, dentro un’Europa così bigottamente atea da essersi rifiutata di riconoscere, almeno nel suo passato, delle radici cristiane.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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