L’Anno Santo di Francesco e la minaccia Isis che incombe. Dubbi oltre l'entusiasmo

16 marzo 2015, Americo Mascarucci
L’Anno Santo di Francesco e la minaccia Isis che incombe. Dubbi oltre l'entusiasmo
Un annuncio inatteso, dirompente e comunque emozionante. L’annuncio di un anno santo straordinario che inizierà il prossimo 8 dicembre e si concluderà nel novembre del 2016 era inaspettato ma tuttavia prevedibile da parte di un Papa che, a due anni dall’elezione al soglio di Pietro, non ha mancato di sorprendere. 

Un Papa che non ha nessuna intenzione di passare alla storia come un pontefice di transizione (anche Giovanni XXIII fu definito tale all’indomani dell’elezione nel 1958) ma che, al contrario, intende lasciare un segno indelebile del suo operato pastorale, una testimonianza viva. 

E dunque Francesco come già Giovanni Paolo II ha voluto scuotere il mondo cattolico annunciando l’anticipazione di dieci anni del Giubileo, un anno santo dedicato alla misericordia. Già, la misericordia, il cuore pulsante del pontificato di Bergoglio che tuttavia ci appare in perfetta continuità, da questo aspetto, proprio con il “Papa polacco” da poco proclamato santo che volle istituire, esattamente la domenica successiva alla santa Pasqua, la giornata della divina misericordia. 

Diversamente dal 1983, quando giunsero a Roma milioni di persone da tutto il mondo per rispondere all’appello di Wojtyla (all’epoca il Giubileo straordinario fu indetto per celebrare 1950 anni dalla morte e risurrezione di Cristo) stavolta il contesto internazionale è decisamente molto più complesso al punto che, legittimamente, da più parti sono state sollevate perplessità su questa decisione di Francesco. 

Il problema ovviamente è tutto concentrato sul terrorismo islamico e sulle minacce dell’Isis che quasi ogni giorno annuncia di voler invadere Roma e conquistare la capitale della cristianità. I vescovi italiani hanno risposto a queste perplessità sostenendo che la speranza del Papa con questo Giubileo straordinario è proprio quella di pacificare il mondo. 

Nobile intento senza dubbio, ma si può parlare di pacificazione con i miliziani dell’Isis che stanno massacrando ovunque, in Iraq ed in Siria, le comunità cristiane, distruggendo chiese, oltraggiando simboli cristiani e quanto altro? 

E’ di queste ore la notizia di nuovi sanguinosi attentati in Pakistan da parte dei fondamentalisti contro due chiese cristiane, una cattolica l’altra protestante, fatte saltare in aria mentre si stavano celebrando le funzioni. Il rischio concreto è che proprio l’arrivo a Roma di milioni di fedeli provenienti da ogni parte del mondo, possa agevolare le condizioni per progettare possibili attentati; non tanto all’interno delle basiliche romane adeguatamente presidiate e controllate, ma soprattutto nella città, visto che Roma sarà inevitabilmente interessata dal massiccio afflusso di pellegrini che giungeranno a San Pietro. 
E’ altrettanto vero che non ci si può lasciar sconfiggere dalla paura, perché proprio questo forse è il principale obiettivo dei terroristi; spaventare con le minacce prima ancora che uccidere con gli attentati. E’ pronto il nostro Paese a reggere l’onda d’urto provocata da questo evento mondiale? 

A sentire le autorità nazionali, regionali e locali, premier Renzi, presidente della Regione Lazio, sindaco di Roma, la Capitale non ha nulla da temere, sarà perfettamente in grado di accogliere i pellegrini che giungeranno da ogni parte. Del resto le grandi opere furono realizzate già in occasione del Giubileo del 2000 e Roma ne sta beneficiando appieno anche se naturalmente da qui all’otto dicembre ci sarà da lavorare e sodo per non farsi trovare impreparati. 

Perché un Giubileo, a differenza di altri eventi tipo Olimpiadi o mondiali di calcio, non dura un mese o poco più, ma un intero anno, quindi un tempo talmente ampio da richiedere ben altra programmazione e organizzazione, nulla può essere lasciato all’improvvisazione o al pressapochismo. 

Però i timori restano soprattutto perché, quale migliore sfida per i fondamentalisti islamici che colpire il grande nemico, il cristianesimo per l’appunto, proprio sfruttando l’occasione del Giubileo? Inutile girarci intorno, i rischi ci sono e sono concreti, le probabilità di essere attaccati sono purtroppo molto alte. 

Già si fatica a controllare i profughi che sbarcano a Lampedusa, già si fa fatica a cacciare via dall’Italia i clandestini che delinquono, espulsi con regolari fogli di via e poi beccati puntualmente a commettere delitti nelle abitazioni (vedi l’ultimo caso avvenuto a Terni), figurarsi cosa possa significare dover controllare migliaia di persone che ogni giorno transitano negli aeroporti, nelle stazioni, nelle metropolitane, nei centri commerciali. 

E’ difficile in condizioni normali, è materialmente impossibile in condizioni straordinarie. Insomma le perplessità intorno alla scelta del Santo Padre sono purtroppo fondate e, nonostante le ampie rassicurazioni manifestate dalle istituzioni ad ogni livello, è evidente come i timori alberghino anche in chi è chiamato a garantire la sicurezza e l’ordine pubblico, dal ministro dell’Interno, alle prefetture, alle questure. I temi troppo ristretti purtroppo non incoraggiano all’ottimismo. 

Se il Signore ha voluto questo Giubileo straordinario, c’è solo da sperare che protegga anche tutti i fedeli che giungeranno a Roma e la stessa “Città Eterna” da ogni possibile pericolo. Sì, senza voler essere profeti di sventura, soltanto confidando direttamente in lui forse si potrà sconfiggere la paura.


caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]