Dolce e Gabbana, Cecchi Paone: "Il loro successo costruito su sensibilità gay. E Chiesa si accorga che c'è un nuovo Papa"

16 marzo 2015, Marco Guerra

Le dichiarazioni di Dolce e Gabbana a favore della famiglia tradizionale e contrarie all’adozione per le coppie omosessuali sono state una doccia fredda per la comunità gay italiana. Una sorta di volta faccia verso quel mondo a cui i due stilisti hanno sempre strizzato l’occhio per assicurarsi il successo dei loro prodotti. Così la pensa anche Alessandro Cecchi Paone che, intervistato da IntelligoNews, chiede a Dolce e Gabbana un po’ di coerenza con la loro storia.

Dolce e Gabbana, Cecchi Paone: 'Il loro successo costruito su sensibilità gay. E Chiesa si accorga che c'è un nuovo Papa'


Cecchi Paone come commenta le dichiarazioni di Dolce e Gabbana contrarie ai matrimoni e le adozioni per i gay?


«La prima cosa che devo annotare è che anche loro invecchiano male; in secondo luogo osservo che i due stilisti non conoscono nemmeno la statistica, perché la famiglia tradizionale non esiste più nei numeri, quindi non si capisce che cosa invochino. E poi vorrei ricordare che la loro fortuna è stata far indossare le loro mutande ai gay di mezzo mondo, insomma non si può costruire un impero sull’immaginario gay e poi umiliarlo e schiaffeggiarlo con dichiarazioni del genere».


Ma perché risulta così paradossale che due gay siano contrari alle adozioni e alla pratica dell’utero in affitto per gli omosessuali? E poi non sono liberi di dire come la pensano?


«Ci mancherebbe, possono dire tutto quello che vogliono. Ma le persone dovrebbero ricordarsi da dove vengono ed essere più coerenti con la loro storia. Ricordo che Dolce e Gabbana sono stati tra i primi stilisti a fare coming out e, ribadisco, hanno costruito tutta una carriera e un’immensa fortuna creando e vendendo vestiti ed oggetti rivolti volutamente ad una clientela con un gusto e una sensibilità gay. Il loro successo è costruito su un immaginario dichiaratamente omosessuale, non sulla famiglia tradizionale. Basta vedere le loro pubblicità, ricordo quella con i calciatori della nazionale in mutande negli spogliatoi. Quindi, io non dico di aiutare il movimento gay più disgraziato del mondo ma almeno di non infliggergli bordate del genere».


Allora sarà certamente d’accordo con il boicottaggio dei loro prodotti?


«Si, sono d’accordo col boicottaggio, il movimento gay deve farsi sentire contro chi pensa che ci siano cittadini di serie B che non possono costruire una famiglia e che non possono accedere alla fecondazione assistita».


A proposito di fecondazione assistita e uteri in affitto. Si tratta di pratiche molto onerose che creano comunque una distinzione per censo?


«Non si tratta di un problema tra gay ricchi e poveri, perché spesso l’utero in affitto rappresenta l’unica soluzione per avere figli anche per una coppia eterosessuale. Quello di Dolce e Gabbana è infatti un atteggiamento arcaico e antiscientifico. La scienza e la tecnologia hanno dato una risposta a problemi che la natura non ha saputo risolvere o che spesso ha creato lei stessa. Essere contro queste tecniche significa essere contro la modernità. Questa è una battaglia di libertà che hanno intrapreso i Paesi liberi di tutto il mondo, società che si battono per la libertà di scelta degli esseri umani e non impongono una visione di cosa è giusto e cosa è sbagliato».


Di queste giorni anche le dichiarazioni del presidente della Cei, il Cardinale Angelo Bagnasco,  che prima ha invitato a distinguere l’assoluzione di Berlusconi dal giudizio morale sul personaggio politico e poi è tornato a scagliarsi contro l’ideologia del gender…


«La Chiesa italiana non si accorge che c’è un nuovo Papa e una nuova Chiesa universale  che non giudica ma mette al centro del suo messaggio la misericordia, e più che al corpo parla allo spirito. Le dico solo che il tweet con cui ho  commentato le esternazioni del Cardinale Bagnasco aveva l’hashtag #chièsenzapeccatoscaglilaprimapietra».

autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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