Meloni candidata, Comi: "La colpa di quanto accade ha un nome e un cognome: Matteo Salvini"

16 marzo 2016 ore 12:33, Lucia Bigozzi
“La colpa di quanto sta accadendo a Roma ha un nome e un cognome: Matteo Salvini”. Non ci gira intorno Lara Comi, europarlamentare di Fi che nella conversazione con Intelligonews commenta a caldo la discesa in campo per il Campidoglio di Giorgia Meloni, nonostante in campo ci sia anche Guido Bertolaso. L’esponente azzurra si toglie più di un sassolino dalla scarpa e anticipa la contro-mossa dei giovani berlusconiani. 

Giorgia Meloni sembra sempre più vicina alla candidatura a sindaco di Roma ma Berlusconi non arretra e rilancia con Bertolaso: quanto fa male al centrodestra quello che sta accadendo?

«Fa molto male ma tutto ciò che sta accadendo ha un nome e un cognome: Matteo Salvini. E’ sua la colpa di questa divisione che peraltro non giova a nessuno. Ora la sfida di Salvini non è più alla sinistra ma a Guido Bertolaso e la trovo una cosa veramente assurda. Se Salvini dice che dobbiamo mandare a casa Renzi una delle ragioni per farlo è andare alle urne tutti uniti. Non credo affatto alle motivazioni che lui stesso ha fornito nei confronti della candidatura di Bertolaso; anche in questo caso le trovo completamente assurde. Chiaro che a questo punto l’intento è di altra natura».


Sta dicendo che in realtà il vero obiettivo di Salvini è Berlusconi e il fatto che molli la leadership del centrodestra?

«Assolutamente sì, il vero obiettivo di Salvini non è Bertolaso bensì il presidente Berlusconi. Ma noi giovani di Forza Italia che siamo più o meno coetanei di Salvini non staremo a guardare con le mani in mano».

Che farete?

«Lo saprete tra pochissimo».

Ci dia qualche anticipazione. 

«Nelle prossime settimane sentirete e vedrete: Forza Italia ha persone valide e capaci che possono aiutare e sostenere Berlusconi e ricevere da lui consigli preziosi per far crescere il partito»

Giorgia Meloni fa bene o no a scendere in campo? 

«Io sto alle parole di Giorgia Meloni che all’inizio ha dichiarato: sono incinta, non mi posso candidare. Di fatto, lei ha dato la priorità in questa fase della sua vita all’essere mamma più che all’essere politico. E’ una posizione condivisibile, legittima e giustificabile, ma sul successivo cambio di linea dovrebbe chiederlo a lei. Non credo che abbia deciso di candidarsi come extrema ratio. Lo stesso Fabio Rampelli, romano doc, poteva essere candidato se veramente il problema fosse stato Bertolaso. Comunque, faccio tantissimi auguri a Giorgia per la sua maternità perché sono convinta che le donne sono multitasking e possono fare tanto».

Dunque seguendo il suo ragionamento, anche candidarsi a sindaco di Roma? 

«Certamente, però il problema è che è stata la Meloni a mettere un limite. Se avesse detto sono incinta e mi candido, nessuno avrebbe detto nulla. Ma se all’inizio dici che non ti candidi perché stai aspettando un bambino, allora sei tu stessa a non considerarti multitasking; non siamo certo stati noi a mettere limiti. Anzi, nonostante la sua gravidanza, Berlusconi le ha chiesto ugualmente di candidarsi, quindi nei suoi confronti non c’è mai stato alcun tipo di discriminazione»

I rumors parlano di forti tensioni all’interno del centrodestra: dalla competizione Rampelli-Augello sul territorio al fatto che la mossa di Marchini prima e quella di Bertolaso dopo non sono piaciute a Salvini e Meloni. Qual è la sua valutazione?

«Secondo me il punto è che così facendo, Salvini ha messo la Meloni nell’angolo, nel senso che il leader della Lega col suo 1,4 per cento sosterrà la neo-candidata a sindaco ma la sconfitta di Giorgia a sindaco di Roma comporterà un calo della sua leadership ed è questo il motivo per cui Salvini non si è candidato a sindaco di Milano»

Pare che Bossi non abbia apprezzato la mossa di Salvini e a corredo si sarebbe lasciato scappare pure una parolaccia. Più saggio Bossi di Salvini? Meglio la Lega di Bossi?

«Certamente Bossi è più saggio e lo abbiamo già dichiarato in tanti. Bossi è una persona che con Berlusconi ha sempre mantenuto la parola data. Dopo gli eventi del ’94 tra Bossi e Berlusconi si è consolidato un rapporto di rispetto e correttezza che anche oggi Maroni riconosce. La colpa della spaccatura del centrodestra è tutta di Matteo Salvini. Un leader è tale quando unisce le persone, non quando le divide. Anche per questo Salvini dimostra che non può essere il leader del centrodestra»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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