Segno positivo dei contratti stabili nel 2015, ma il nuovo anno comincia in calo per l’Inps

16 marzo 2016 ore 13:20, Luca Lippi
Il tentativo di descrivere a tutti costi la situazione come una situazione del tutto sotto controllo e anzi dalle sfumature decisamente positive, continua senza soluzione di continuità in barba ai dati macro che parlando di ritorno alla deflazione e soprattutto al desolante colpo d’occhio che mostra saracinesche abbassate e supermercati deserti.
L’Inps suona la carica sul dato dei contratti a tempo indeterminato del 2015, già abbondantemente ridimensionati nelle rilevazioni trimestrali, tuttavia pare strategicamente funzionale riproporli. Aumentano i contratti a tempo indeterminato in Italia. Nel corso del 2015, il numero complessivo delle assunzioni è stato pari a 5.527.000, con un incremento di 655.000 unità rispetto al 2014 (+13%). 

Segno positivo dei contratti stabili nel 2015, ma il nuovo anno comincia in calo per l’Inps
Le assunzioni a tempo indeterminato sono passate da 1.274.000 nel 2014 a 1.934.000 nel 2015, con un incremento di 660.000 unità (+52%). Nello stesso arco temporale, le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine e dei contratti di apprendistato sono passate da 401.000 a 654.000, con un incremento di 253.000 unità (+63%). Complessivamente, nel 2015, i contratti a tempo indeterminato sono cresciuti di 913.000 unità rispetto al 2014 (+54%). Nel 2015, il saldo fra assunzioni e cessazioni è risultato pari a 563.000 posizioni lavorative (nel 2014 era risultato negativo per 47.000 posizioni).
Poi però arriva gennaio 2016 dove, sempre secondo l’osservatorio del precariato dell’Inps rileva che rallenta vistosamente il flusso delle assunzioni. Sono risultate 407.000, con un calo di 120.000 unità (–23%) sul gennaio 2015 e 94.000 unità (-18%) sul gennaio 2014. Il rallentamento ha coinvolto soprattutto i contratti a tempo indeterminato (–70.000, pari a -39%, sul gennaio 2015 e -50.000, pari a -32%, sul gennaio 2014). Calcolando il boom dei voucher, i buoni del lavoro con cui pagare il lavoro accessorio (leggi “apoteosi del precariato”), a gennaio del 2016, rispetto al gennaio 2015, i vaucher hanno registrato un incremento del 36% pari a 9,2 milioni di buoni venduti.
E se volessimo aggiungere i dati di ieri, sempre dell’Inps che rileva per febbraio le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate, sono calate a 9,9 milioni dai 16,9 milioni dello stesso mese del 2015, sta a significare che la china non è delle migliori. Il calo del 41,7% non è un segnale positivo come potrebbe apparire a prima vista: lo stesso istituto di previdenza, nel suo report mensile, spiega infatti che il dato “risente ancora del blocco autorizzativo” causato, tra il settembre e il dicembre dello scorso anno, dall’entrata in vigore del decreto attuativo del Jobs Act che ha riformato gli ammortizzatori sociali prevedendo tra l’altro che i beneficiari non possano riceverli per più di 24 mesi in un quinquennio mobile. Peraltro, rispetto a gennaio si è registrato un incremento del 243,7%. Non solo: nello stesso mese il numero di ore di cig straordinaria e in deroga è aumentato, dell’11,2% (da 38,8 a 43,2 milioni di ore) per la cigs e del 115,4% (da 3,3 a 7,1 milioni di ore) per la cigd.
Qualche azienda preferisce rastrellare bonus e incentivi prima di chiudere l’attività e mettere in strada famiglie intere. Malversazioni di una strategia poco attenta? 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]