Dalla bad bank alla riforma delle Bcc, per "socializzare le perdite"?

16 marzo 2016 ore 13:33, Luca Lippi
Siamo alla stretta finale, bisogna mettere sul piatto tutte le poste e procedere velocemente all’approvazione della procedura di cartolarizzazione delle sofferenze (leggi Bad Bank) e non ultima, la riforma delle banche di credito cooperativo.
Per maggior chiarezza possibile, spieghiamo di cosa si tratta e come funziona la cartolarizzazione garantita. La sigla assegnata al provvedimento è Gacs (Garanzia cartolarizzazione sofferenze) ed un meccanismo attraverso il quale si “ricicla” letteralmente un debito in apparenza inesigibile seguendo le vie ordinarie o che comunque “incagliano” il creditore e nello specifico il suo Stato Patrimoniale. Il creditore ovviamente è la banca.
La cartolarizzazione è un processo finanziario che confeziona una scatola all’interno della quale saranno inseriti anche i debiti bancari, chiuse e infiocchettate e poi rimesse sul mercato sotto forma di obbligazioni che, ovviamente, saranno accreditate da una valorizzazione sulla base della loro consistenza qualitativa. Più la possibilità di rimborso dei crediti è remota, più la qualità è cattiva. Più invece è probabile, più la qualità della “scatola” che li contiene sale. 
Lo Stato garantisce queste scatole obbligazionarie a seconda del loro contenuto; in assoluto e subito garantirà le scatole con il contenuto di crediti in sofferenza con elevata possibilità di recupero (detti senior), appena esauriti questi (rimborsati integralmente), lo stato procederà a garantire anche le scatole obbligazionarie dal contenuto di crediti particolarmente complessi e a minore possibilità di recupero (detti junior). Le garanzie possono essere richieste dalle banche che cartolarizzano e cedono i crediti in sofferenza, a fronte del pagamento di una commissione periodica al Tesoro, calcolata come percentuale annua sull’ammontare garantito.

Dalla bad bank alla riforma delle Bcc, per 'socializzare le perdite'?

Il prezzo stabilito in base all’indice di rischio
Il prezzo della garanzia, già oggetto della trattativa con Bruxelles, sarà un prezzo di mercato. Il prezzo sarà calcolato prendendo come riferimento i prezzi dei Cds degli emittenti italiani con un livello di rischio corrispondente a quello dei titoli garantiti. Il prezzo sarà crescente nel tempo, sia per tenere conto dei maggiori rischi connessi a una maggiore durata delle note, sia per introdurre nello schema un forte incentivo a recuperare velocemente i crediti.
Cos’è un Cds e come funziona: il credit default swap è uno strumento di copertura. Un investitore (A) vanta un credito (per esempio in ragione di un prestito) nei confronti di una controparte debitrice (B). L'investitore A vuole proteggersi dal rischio che la parte B fallisca e che il credito perda di valore o diventi inesigibile. A tal fine si rivolge a una terza parte C, disposta ad accollarsi tale rischio; la controparte C agisce come se fosse un'assicurazione e nel gergo tecnico è definita protection seller, ovvero "venditore di protezione". La parte A si impegna a versare a C un importo periodico, il cui ammontare è il "prezzo" della copertura ed è il principale oggetto dell'accordo contrattuale; in cambio di tale flusso di cassa, il venditore di protezione (C) si impegna a rimborsare alla parte A il valore nominale del titolo di credito, nel caso in cui il debitore B diventi insolvente (evento in gergo definito come credit default). L'accordo contrattuale tra A e C sul titolo sottostante B è definito credit default swap (CDS).
Il rating di queste scatole obbligazionarie
Lo Stato rilascerà la garanzia solo se i titoli delle cartolarizzazioni in questione avranno preventivamente ottenuto un rating. Il voto deve venire da un’agenzia di rating indipendente e inclusa nella lista delle agenzie accettate dalla Bce. Il rating sarà rilasciato applicando i criteri rigorosi che le agenzie sono tenute ad osservare, che includono: la stima analitica dei flussi di cassa associati al titolo garantito, la verifica della qualità di tutti i crediti sottostanti, la percentuale investita nelle tranche che assorbono per prime le perdite, la capacità operativa dell’incaricato del recupero dei crediti. L’affidabilità complessiva del bond cartolarizzato dipenderà quindi dagli ingredienti: più debiti altamente rimborsabili ci sono dentro, più il rating sarà elevato e la garanzia ampia. Le banche saranno tenute a dare l’incarico di recuperare i crediti a una società di recupero crediti esterna e indipendente. Questo impedirà che l’azione di recupero sia frenata da eventuali conflitti di interesse.
La garanzia pubblica
La presenza della garanzia pubblica faciliterà il finanziamento delle operazioni di cessione delle sofferenze. Secondo il Tesoro questo intervento si aggiunge alle numerose misure approvate in questi mesi per contribuire al rafforzamento in atto del settore bancario (trasformazione delle maggiori banche popolari in società per azioni, riforma delle fondazioni bancarie, semplificazione delle procedure di recupero crediti e delle procedure di insolvenza per ridurre i tempi, adeguamento allo standard europeo del trattamento fiscale delle svalutazioni, la riforma delle banche di credito cooperativo). L’intervento non genererà oneri per il bilancio dello Stato. Perché, sempre secondo quanto calcolato dal Tesoro, le commissioni incassate sull’attività di garanzia dovrebbero generare un introito netto per lo Stato.
Qualche analogia storica per determinare la consistenza delle garanzie sulle cartolarizzazioni delle sofferenze. Nel 2008 il Governo federale americano approvò un piano per salvare le banche i cui crediti erano incagliati, il Troubled Asset Relief Program (TARP) mettendo a disposizione ingenti fondi alle banche per permettere la concessione di nuovo credito, tuttavia si rivelò un sistema sufficiente per salvare alcune banche e non altre (es. Lehman di cui tutti conosciamo il destino).
La crisi del 2007 era causata proprio dal meccanismo di cartolarizzazione dei crediti delle banche, che venivano spezzettati e ricomposti per creare strumenti finanziari da vendere sul mercato internazionale, con un bel bollino sopra (il rating) che ne attestasse la denominazione e l’origine, come per le banane del supermercato. I crediti cartolarizzati erano di qualità scadente, subprime (SP) e gli effetti nefasti ancora infestano l’economia globale. 
Partendo dai SP, per disintossicarci usiamo il TARP e poi arriviamo al GACS. In sostanza la soluzione è sempre cartolarizzare, spezzettare, spostare, rivendere sul mercato. Questo meccanismo disincentiva le banche a essere accorte nella selezione dei crediti e non necessariamente salva le imprese (sane) che vorrebbero accedere al credito.  Il sistema regolatorio europeo che permette il meccanismo dell’Originate to distribute, per cui la banca concede il credito e poi lo scarica fuori da essa, è alla radice delle crisi bancarie e perciò andrebbe quantomeno rivisto, se non addirittura vietato.
La soluzione GACS socializza le perdite bancarie senza compensare con i profitti delle banche che tornano ad essere “sane”, a pagare mega bonus e a concedere crediti ai suoi stessi amministratori. Questa è la parte negativa del processo di garanzia sulle cartolarizzazioni delle sofferenze offerta dalla letteratura finanziaria, la parte positiva non ci è nota poiché nella letteratura finanziaria e neanche fra le pieghe della scienza Economica ne troviamo traccia.

Per quanto riguarda la riforma delle banche di credito cooperativo.
In generale sulla riforma delle banche di credito cooperativo e sulle popolari con la cancellazione dell’art.30 del testo unico bancario nella sostanza si celebra il funerale delle banche del territorio italiano.
Prima di tutto c’è una considerazione che rientra nell’alveo del patrimonio culturale italiano che è quello di distruggere un contesto finanziario come quello delle banche cooperative che a differenza di quel che avviene con le altre banche, una volta scomparse non rinascono più, la distruzione di un patrimonio culturale che vive da 130 anni. È distruggere la biodiversità del settore, cancellando totalmente la competizione “sana” nel settore del credito. Che ci sia bisogno di una razionalizzazione del sistema del credito, specie dopo gli eventi noti degli ultimi mesi, è fuori di dubbio, ma questo non deve necessariamente significare che si debba stravolgere la natura delle banche sul territorio, oltretutto le piccole e medie imprese sono la forza dell’economia nazionale e quindi avere banche che conoscono davvero il territorio e gli imprenditori è un fattore decisivo di sviluppo.
Il problema di fondo è che la visione capitalistica sta sottovalutando non senza pericoli l’elemento che in finanza viene individuato come capitale sociale. Spieghiamo meglio, non si possono demonizzare le operazioni di razionalizzazione e fusione per aumentare l’efficienza del comparto, tuttavia, un governo democratico deve tenere conto del “capitale sociale”, la ricchezza non si misura solamente in termini di “utile”, la ricerca dell’efficienza ad ogni costo (lo insegna la Scienza Economica) è nemica dell’efficienza stessa, la vera economia cerca efficienza ma anche altri principi, come in questo caso sono la coesione sociale. E il credito cooperativo è uno straordinario generatore di capitale sociale. 
La proposta di lasciare intatto il voto capitario ma costringerle a far parte di una banca commerciale con una logica esclusivamente di mercato è una sottile forma di dare l’impressione di non cancellare le banche locali, ma nei fatti rimane il nome ma non più la realtà e il “capitale sociale”. In sostanza, l’associazione delle BCC (Iccrea) non avrebbe più una logica cooperativa se solo una parte minoritaria delle azioni rimanesse in mano al credito cooperativo, mentre il resto fosse controllato da privati con il potere di nomina dei consigli di amministrazione. Significherebbe tenere il voto capitario, ma non farlo contare più nulla.
Oltretutto non si capisce perché l’Italia debba essere necessariamente drastica al contrario degl i altri stati dell’eurozone dove, per esempio difendendo con tenacia le loro banche cooperative, e parliamo di Germania, Belgio e Svezia. Si può razionalizzare senza sradicare l’impianto, raggrupparle o entrare in partecipazione con banche commerciali nazionali ma tutelando il capitale da scalate ostili mettendo una barriera di partecipazione in conto capitale, insomma ci sono diverse soluzioni. 

Della riforma delle garanzie sulle cartolarizzazioni delle sofferenze si parlerà proprio oggi nella Sala Aldo Moro della Camera dei Deputati alle ore 15. I relatori saranno Ubaldo Palmidoro (Centaurus Credit Recovery), Miro Fiordi (Gruppo Bancario Creval), Vincenzo Macaione (Primus Capital), Alessandro Maione (Locam Spa), Stefano Scopigli (Yard Credit & Asset Management), Francesco Fabbri (Adviros Morgan & Stanley Italian Distressed Asset), l'onorevole Fabrizio Di Stefano, Pietro Laffranco e Maurizio Bernardo. Modera Stefano Feltri, Giornalista de Il Fatto Quotidiano. 
autore / Luca Lippi
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