Per il Pupone è arrivato il momento di crescere

16 marzo 2016 ore 14:07, Micaela Del Monte
L'assenza più che la presenza fa parlare. Così è per James Pallotta e Francesco Totti, "mancanze" che non fanno altro che alimentare le discussioni intorno alla Roma. Il presidente per un motivo, il Capitano per un altro. Ma forse neanche tanto perché la lontananza di Pallotta da Trigoria non fa altro che ingigantire "il caso Totti". James non c'è ma parla, Totti non c'è e ora tace, di nuovo, dopo l'intervista choc rilasciata alla Rai. 

Le parole del Capitano hanno riacceso un focolaio apparentemente assopito, una bomba lanciata in un attimo di apparente quiete. Parole che continuano a destabilizzare l'ambiente e che, nonostante il momento di forma del club giallorosso, fanno concentrare l'attenzione su situazioni extracalcistiche che per il momento non sembrano avere più rilevanza. Forse perché si parla di un idolo, della storia, del mito di una squadra riconosciuto in tutto il mondo. Forse perché i 20 anni di carriera in giallorosso hanno più importanza di un terzo posto da raggiungere seppur in modo miracoloso grazie all'operato di Luciano Spalletti. Forse perché Totti ha dato troppo alla sua squadra per poter essere accantonato da un presidente che di Roma, della Roma e di Francesco Totti conosce troppo poco. 

Per il Pupone è arrivato il momento di crescere
Pallotta è tornato a parlare ieri del Capitano, della sua possibilità di continuare a giocare nella Roma. Così dopo una settimana di apparente tranquillità si è riaperta la questione. "Ho chiesto a Totti di smettere di giocare" ha detto il patron dei giallorossi. Un invito più che un comando. Un consiglio quasi da padre da uno che il calcio non lo ha mai vissuto sulla propria pelle ma che forse ha una visione più ampia della situazione. Dunque Pallotta crede che per il Pupone sia arrivato il momento di crescere, di lasciare la sua famiglia e di cominciare a camminare da solo. Perché alla soglia dei 40 anni forse è arrivato il momento di "smettere di giocare" e diventare grandi, di pensare alla famiglia e di provare ad avere un futuro lontano dal campo. Nonostante quello che si dica pare ovvio che Pallotta non abbia alcun interesse a cacciare Francesco Totti da Trigoria, anzi, il suo invito è proprio quello di restarci, il più allungo possibile, da dirigente. Un modo questo per stare vicino alla squadra sempre, nonostante l'età, nonostante gli acciacchi, nonostante i tecnici che si susseguiranno su quella panchina che Totti ovviamene fatica ad occupare dopo aver dato così tanto al calcio, alla Roma.  

"A Roma abbiamo quello che probabilmente è stato uno dei più grandi giocatori di sempre in Italia. Francesco, benché abbia ancora un talento con delle qualità incredibili, ha 39 anni e credo sia ovvio per lui e per molta gente che non può più giocare allo stesso modo di prima. Semplicemente il suo corpo non glielo permette - l'analisi nuda e cruda del tycoon americano sul palco di un evento organizzato a Boston -. Il suo contratto scade quest'anno e tutti ne vogliono un altro. La pressione a Roma nei miei confronti per fargli il rinnovo è incredibile. Ho avuto molti colloqui con lui e gli ho detto: starai qui per più di 30 anni, lo sai, pensa a come vuoi uscire dal calcio. Io non trovo sia difficile da capire, ma lo è per la cultura che c'è in Italia dove un giocatore del suo calibro ha fatto vendere a lungo il maggior numero di magliette, è il simbolo di Roma e lo sarà per altri 30 o 40 anni o per sempre in qualsiasi altro ruolo". 

E non è di certo un caso se negli ultimi giorni di attestati di stima nei confronti del Capitano ce ne siano stati tantissimi, il più importante forse è l'ovazione e la standing ovation riservatagli dal Bernabeu durante la trasferta di Champions League a Madrid. Un omaggio quello che ha forse dato a Totti la dimensione di quanto sia stato veramente importante per il calcio, ma forse anche uno degli stadi più belli e importanti del mondo si è reso conto che quello sarebbe potuto e dovuto essere un addio. 
Probabilmente anche per Totti è giunto il momento di farsi da parte, come è stato con molti altri colossi del calcio prima di lui. Del Piero, Maldini, Zanetti: sono solo alcuni esempi di grandi giocatori del nostro campionato che ad un certo punto si sono resi conto di non aver più lo stesso piglio che avevano da giovani. Giocatori che hanno capito che il loro momento era andato e che nonostante il campo di calcio avrebbe smesso di far parte della loro vita la gloria sarebbe rimasta, così come la stima e la consapevolezza della loro maestosità. 

Loro hanno lasciato prima che qualcuno li mettesse alle strette, prima che il "declino" fisico fosse troppo più grande della loro forza di volontà. Questo forse è il momento anche per Francesco Totti e l'invito di Pallotta non deve essere inteso come una mancanza di rispetto ma come una sorta di protezione nei confronti del Capitano. E sappiamo tutti che qualunque sia la sua decisione l'amore di Roma sarà sempre pari alla sua storia.

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