La prevenzione per il cervello esiste: questione di sintomi e di tempo

16 marzo 2016 ore 18:24, Americo Mascarucci
E' in corso e proseguirà fino a domenica 20 marzo la Settimana mondiale del cervello, promossa in Italia dalla Società italiana di neurologia (Sin). 
Il tema al centro di questa edizione è "Tempo è cervello" per porre l'attenzione di tutti sulla necessità di indagare il rapporto tra il tempo e le malattie neurologiche, non solo con riferimento all'urgenza, ma anche all'esigenza di diagnosi tempestive e di soluzioni capaci di prevenire le malattie croniche. 
La Settimana mondiale del cervello è promossa a livello internazionale in oltre 82 paesi dalla European Dana Alliance for the Brain in Europa e dalla Dana Alliance for the Brain Initiatives e dalla Society for Neuroscience negli Stati Uniti. 
In Italia, la Società italiana di neurologia prevede l'organizzazione, sul territorio nazionale, di incontri divulgativi, convegni scientifici e attività per gli studenti delle scuole elementari e medie.
Il nostro cervello è l'oggetto più misterioso e complesso che si conosca. È costituito da circa 100 milioni di neuroni collegati tra loro, da connessioni interdendritiche che ne determinano la capacità operativa. È suddiviso in due emisferi connessi tra loro da una struttura di fibre, il corpo calloso. Ogni emisfero è suddiviso in quattro lobi: frontale, parietale, temporale e occipitale. 

La prevenzione per il cervello esiste: questione di sintomi e di tempo
Leandro Provinciali, presidente della Sin, afferma che "il neurologo lotta contro il tempo per limitare i danni al cervello, nel vero senso della parola. La rapidità e l'accuratezza dell'intervento neurologico, subito dopo la comparsa dei primi sintomi, consentono di ridurre o annullare i danni che spesso condizionano fortemente la qualità di vita dei malati". 

E così gli esperti ci fanno sapere che "l'Alzheimer si manifesta clinicamente con iniziali disturbi di memoria episodica cioè della capacità di ricordare eventi legati a un preciso riferimento temporale, cui si associano nel corso del tempo disturbi del linguaggio, dell'orientamento, delle capacità di ragionamento, critica e giudizio, con perdita progressiva dell'autonomia funzionale. Con il termine demenza si intende proprio la perdita di autonomia, mentre per descrivere i disturbi iniziali di memoria, con autonomia interamente conservata, si parla di disturbo cognitivo lieve o "Mild Cognitive Impairment (MCI)". Questa condizione, diagnosticabile con opportune valutazioni neuropsicologiche, spesso precede di alcuni anni la demenza vera e propria. Ancora l'evidenza tempo, segnale di cruciale importanza".
Analogo discorso per il Parkinson che inizia molti anni prima della comparsa dei sintomi motori e che, spesso, durante questa lunga fase possono essere presenti manifestazioni non motorie. 
"Queste scoperte hanno una notevole rilevanza poiché, se si riuscirà a individuare i soggetti a rischio di sviluppare la malattia, si potrà intervenire precocemente con farmaci neuro-protettivi" concludono gli esperti.

"La sclerosi multipla è una malattia che oggi è relativamente agevole identificare - spiegano i neurologi della Sin - se si è in grado di valorizzare i sintomi specifici e si effettuano e interpretano correttamente gli esami di laboratorio, come la risonanza magnetica, l'esame liquorale, la neurofisiologia, che dimostrano l'interessamento diffuso su base autoimmune del sistema nervoso. E' stato dimostrato che iniziare una terapia precocemente causa, a distanza di tempo, un minor accumulo di disabilità e una maggiore autonomia. Al contrario, ritardare l'inizio di una terapia può essere responsabile della comparsa di disturbi non più reversibili. Comprendere in tempi brevi che la terapia effettuata non è pienamente efficace e, quindi, cambiare cura utilizzando strategie terapeutiche più incisive può essere cruciale per mantenere condizioni di salute compatibili con una vita pressoché normale".
Chi ha tempo dunque non aspetti tempo.


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