Parigi, Bruzzone: "Dalla rete al kalashnikov: l'identikit del terrorista della porta accanto"

16 novembre 2015 ore 11:40, Andrea De Angelis
Parigi, Bruzzone: 'Dalla rete al kalashnikov: l'identikit del terrorista della porta accanto'
Più volte IntelligoNews ha parlato con Roberta Bruzzone di cronaca nera partendo dalla sovrapposizione tra mondo reale e mondo virtuale. Una chiave di lettura che emerge anche dagli attentati di Parigi, fin dalla loro preparazione. La nota criminologa ha voluto inoltre lanciare un appello affinché si faccia il massimo per le forze di Polizia, in Italia come all'estero...

I terroristi di Parigi avrebbe comunicato tra loro attraverso la Play Station. Il virtuale ormai è strumento di terrore?

«Purtroppo sì e consideri che buona parte di reclutamento di questi soggetti, anche tra i ragazzi occidentali, avviene attraverso la rete. Uno strumento di proselitismo rivolto soprattutto ai più giovani». 

Le difficoltà nel colpire il nemico derivano proprio dal fatto che niente è più come prima? La guerra è 2.0?

«Ci troviamo ad affrontare un nemico liquido che sempre più spesso ha il volto rassicurante del ragazzo della porta accanto. Quasi tutti gli attentati che hanno colpito l'Occidente sono stati fatti da giovanissimi, poco più che ventenni. Parigi ne è l'ulteriore conferma, ma arginare questo tipo di attività è quanto mai difficile perché sfrutta un'apparente integrazione da parte degli aspiranti jihadisti». 

Il kamikaze in Europa è una figura nuova, conosciuta solo sui libri di storia o vista in tv e sempre in Paesi lontani dal vecchio continente. Cosa scatta nella mente di un ventenne quando elabora un simile piano?

«Normalmente questi ragazzi sono raccolti tra coloro che si sentono esclusi nella società di riferimento. Persone con problematiche di vario tipo che vedono nella società a cui appartengono una realtà frustante, respingente. Più facile è presentarsi a una realtà che li accoglie con grandissimo calore, che li fa sentire apprezzati e considerati. La maggior parte di loro ha quel quadro psicologico e sono incapaci di valutarne le conseguenze».

Parigi, Bruzzone: 'Dalla rete al kalashnikov: l'identikit del terrorista della porta accanto'
Entra di nuovo in gioco il mondo virtuale. 

«Ma sì, perché pensano che a qualunque cosa vi sia rimedio. Anche al farsi saltare in aria con una cintura esplosiva. Mi permetta di aggiungere che proprio la grandissima attenzione mediatica che viene dedicata a fasi di questo tipo è la principale benzina per alimentare l'aumento del numero di aspiranti terroristi. Questo fatto di essere al centro del mondo, seppur nella peggiore maniera possibili, è per molti la maggiore aspirazione. C'è un uso sapiente a livello mediatico dell'orrore, sono bravissimi a confezionare video che poi girano nel mondo. Questo elemento è parte integrante della strategia di proselitismo e l'eco mediatica aumenta l'eccitazione, basta dare un'occhiata ai social del mondo estremista: i ragazzi di Parigi sono considerati eroi».

Vogliamo spendere una parola per altri giovani, che ogni ora mettono in repentaglio la loro vita per quella degli altri?

«Le forze di Polizia di tutto il mondo occidentale, tra cui chiaramente anche le nostre, sono chiamate ad affrontare una sfida che secondo me non conosce eguali. In nessuna epoca. Oggi più che mai abbiamo bisogno di loro e nelle migliori condizioni possibili. Non solo preparati, ma anche motivati e devono essere messi nella condizione di proteggerci al meglio, per la nostra tutela e per la loro. In questa fase è fondamentale spendere una parola per queste persone: senza di loro sarebbe il caos totale».
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