Missili su Raqqa, (solo ora) la Francia non rimane a guardare. Ma è tardi?

16 novembre 2015 ore 12:53, Americo Mascarucci
Missili su Raqqa, (solo ora) la Francia non rimane a guardare. Ma è tardi?
La Francia ha sganciato venti bombe su Raqqa, considerato il feudo dello Stato islamico in Siria. La risposta francese alle stragi di Parigi delle ultime ore non si è fatta attendere. 
 
Nei raid sono stati impiegati 12 aerei, tra i quali 10 caccia da combattimento, partiti simultaneamente dagli Emirati Arabi Uniti e dalla Giordania. 
Gli attacchi sono stati mirati contro obiettivi «identificati in precedenza» dalle missioni di ricognizione condotte dall'aeronautica militare francese. Insomma, da Parigi non sono rimasti a guardare dopo che la capitale della Francia è stata sconvolta da diversi attacchi terroristici quasi in simultanea in vari punti della città molto affollati. E incredibilmente si tratta della stessa Francia che, indirettamente, è responsabile dell’affermazione dell’Isis e dello sviluppo del fondamentalismo nel Medio Oriente. 

Perché è stata proprio la Francia a guidare le operazioni militari in Libia per abbattere il regime di Gheddafi ed è stata sempre la Francia per mesi a sostenere le rivendicazioni e la lotta dei ribelli sunniti contro il regime di Bashar Al Assad in Siria. Oggi proprio i francesi sembrano pagare il prezzo più alto nella lotta del fondamentalismo islamico contro l’Occidente, anche se i terroristi hanno annunciato che analoghi attentati sarebbero pronti anche a Londra e a Roma. 

Eppure fino ad oggi proprio Parigi è sembrato l’obiettivo prediletto dei fondamentalisti, il cuore nevralgico dell’Occidente da colpire, proprio come nel 2001 fu scelta New York. Tuttavia da Parigi hanno deciso di reagire con vigore all’ennesimo attacco terroristico, sferrando un’azione militare diretta contro l’Isis colpendo le postazioni del Califfato islamico in quella che è considerata la loro roccaforte. 

Basteranno i raid a fermare gli spietati tagliagole? 
La risposta appare scontata. No, non possono bastare anche perché il problema sta tutto in quelle politiche dell’accoglienza che per troppi anni un’Europa cieca e troppo sicura di sé ha portato avanti in nome di un assurdo principio di integrazione. L’Occidente ha pensato troppo a lungo di poter disinnescare il fondamentalismo integrando gli islamici e garantendo loro il pieno inserimento nel tessuto sociale e culturale della civiltà europea senza pensare che Islam ed Occidente sono di fatto incompatibili soprattutto dal punto di vista religioso. 

Ciò non significa naturalmente che tutti i musulmani che vivono in Europa sono integralisti e potenziali terroristi, ma è evidente come il problema sia tutto a monte; l’Europa avrebbe dovuto prevenire prima ancora che curare, dando ascolto a quanti mettevano in evidenza già prima dell’11 settembre del 2001 i tanti rischi connessi all’integrazione degli islamici nelle società occidentali; troppe differenze sul piano tradizionale e religioso rendevano impossibile l’armonizzazione fra gli stili di vita e le usanze degli islamici con i modelli di vita proposti dall’Europa e dall’Occidente.

E oggi ecco che il nemico l’Europa lo ha in casa.  Dunque bombardare l’Isis è sicuramente utile ma purtroppo non basterà a scongiurare il rischio di nuovi sanguinosi attentati. Un rischio con il quale tutti, a Parigi, a Roma come a Londra o nel resto d’Europa, siamo condannati a convivere.
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