Parigi, Tallarico: "Tempistica sospetta, ecco i due veri schieramenti"

16 novembre 2015 ore 12:26, Andrea De Angelis
Parigi, Tallarico: 'Tempistica sospetta, ecco i due veri schieramenti'
Dalla pancia alla testa. Concentrandosi sulla geopolitica e su silenzi e assenze che spiegano, anche più di altre cose, cosa può esserci dietro gli attentati di Parigi. IntelligoNews ne ha parlato con l'avvocato Francesco Tallarico, esperto di geopolitica...
Dopo gli attentati di Parigi si torna a parlare di guerra di religione. Un modo per non dire altro?

«Non è una guerra di religione perché i guerriglieri dell'Isis fanno riferimento ad un Islam che è quello wahabita dell'Arabia che a sua volta si contrappone, per esempio, a quello sciita. La guerra di religione semmai è all'interno di questa dinamica, ma non riguarda di certo l'Europa e dunque il cristianesimo». 

Anche perché la stragrande maggioranza delle vittime dell'Isis sono musulmane.

«Esattamente, si sono accaniti con le comunità yazide, contro gli sciiti e con i cristiani caldei in Iraq. Stanno cercando di ripulire da tutte queste minoranze l'area siriana ed irachena nel tentativo di farla diventare un'area uniforme, allineata all'Islam wahabita dal quale sono finanziati».

Altro tema è quello relativo alla mancanza di integrazione. Sembra che questi terroristi non siano arrivati dai barconi, dove si trovano donne e uomini che scappano proprio dal terrore, ma nati e cresciuti in Europa. 

«Secondo me questo testimonia proprio che non è una guerra di religione. Anzi, direi di più: la religione non c'entra assolutamente niente. Purtroppo si attesta oggi il fallimento del progetto di integrazione di questi anni, un problema sociologico e antropologico». 

Parigi, Tallarico: 'Tempistica sospetta, ecco i due veri schieramenti'
Solitamente in una guerra ci sono due schieramenti: è possibile delinearli?

«Da una parte troviamo gli Stati Uniti, Israele, l'Arabia Saudita, la Turchia e gli Emirati. Dall'altra la Russia e tutto l'asse sciita che va dall'Iran all'Iraq, fino alla Siria di Assad e agli hezbollah libanesi. Sono questi i due fronti opposti che portano a dei riflessi economici e geopolitici enormi. Il problema è se l'Europa, ad esempio, deve rifornirsi dalla Russia o dall'Arabia Saudita. Guarda caso il gasdotto progettato dalla Russia e che doveva sfociare in Turchia, il TurkStream, passa esattamente nei luoghi che sono stati occupati dall'Isis. Che coincidenza...».

L'Europa dove si pone?

«Sta in mezzo, anzi oscilla. Il problema è che l'Europa non ha identità, se ne è notata l'assenza e ogni Stato va un po' per conto suo. Francia, Inghilterra, Germania e Italia seguono il proprio orientamento».

La mano destra non sa cosa fa la sinistra.

«Esattamente. Non sanno da che parte stare e il mio sospetto è che questi attentati cerchino di orientare le singole potenze europee verso uno schieramento piuttosto che verso l'altro».

Questo ce lo dice anche il calendario degli appuntamenti internazionali? Rohani doveva venire in Europa il giorno dopo le stragi parigine...

«Sì, gli attentati arrivano prima che il presidente iraniano venisse in Italia e prima che si svolgesse il G20. La tempistica è quantomeno sospetta e in questo contesto il silenzio della Merkel inquieta un pochino...». 

Ma, visto quanto detto, non è poi così incomprensibile? 

«Già, non lo è perché in questo momento gli interessi della Germania sono contrastanti. Ha forti interessi ad esempio nei confronti della Russia, ha molti immigrati turchi. Inoltre se la crisi europea si accentua, le industrie tedesche rischiano di produrre beni che rischiano di non vendere».

Capiamo meglio il ruolo della Russia?

«Se alla Russia viene chiusa la costa occidentale della Siria perde l'accesso al mar Mediterraneo. Sono secoli che la Russia opera per arrivare lì. C'è arrivata e oggi vedersi chiudere il Mediterraneo significherebbe la fine. Si troverebbe confinata, dunque ci sono delicatissime problematiche geopolitiche».
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