Il senatore Esposito conferma più controlli, ma "se domattina ci dotiamo di un kalashnikov, chi ci ferma?"

16 novembre 2015 ore 14:04, Andrea De Angelis
Il senatore Esposito conferma più controlli, ma 'se domattina ci dotiamo di un kalashnikov, chi ci ferma?'
Il tentativo era quello di mettere da parte la demagogia, dando informazioni utili ai cittadini ed evitando di parlare alla pancia. Nell'intervista, però, è emerso anche il lato più reale e drammatico del terrorismo internazionale: quello dell'impossibilità di difendersi in modo totale. Senza correre pericoli. Così il senatore democratico Stefano Esposito, nell'intervista a IntelligoNews, ha prima parlato della situazione a Roma anche in vista del Giubileo, poi ha lanciato frecciatine a chi genera facili sensazionalismi, quindi con una battuta in chiusura ha fatto intendere che la situazione è seria...

Lei quest'anno ha avuto modo di conoscere da vicino Roma. Cosa cambia oggi per la città e i suoi abitanti, anche in vista del Giubileo? Quali le misure da adottare?

«I piani per la sicurezza del Giubileo c'erano già prima dei drammatici eventi parigini. Adesso posso solo immaginare che tutti i protocolli e le procedure previste aumenteranno e ce lo dice già il fatto che siano arrivati 700 militari. L'elevata quantità di obiettivi sensibili che ci sono rende difficile parare tutto, senza fare allarmismi di nessun tipo, questo sia chiaro. Già la metropolitana è uno dei siti su cui si è concentrata l'attenzione perché come i cittadini possono vedere l'accesso alla metropolitana è molto facile. Posso presumere, vista la professionalità del prefetto Gabrielli e delle nostre forze dell'ordine, che lì ci sarà un'attenzione particolare. Magari non molto visibile, come è giusto che sia, ma un rafforzamento dei controlli ci sarà.

Come avverrà tutto questo?

«Si tratta di capire come tutto questo dovrà avvenire in un'integrazione tra quello che normalmente già funziona, in particolare quella centrale di Atac, con il rafforzamento delle misure di sicurezza».  

Abbiamo sentito poche parole spese per le forze dell'ordine. Ci si concentra sul politico di turno, sull'intellettuale polemico o sul profilo dei terroristi. Perché nessuno parla di chi è chiamato a difenderci?

«Sa, in questo strano Paese le forze dell'ordine vengono vissute in due modi: o per la spicciola polemica politica o per essere messe all'indice come un pericolo per, ad esempio, la libertà di manifestare. Poi alla fine quando il Paese è preoccupato, si direbbe in maniera volgare quando è nella merda, poi tutti a guardare le forze dell'ordine. Io personalmente le guardo sempre nello stesso modo, anche quando possono aver commesso degli errori, perché può capitare che sbaglino. Se c'è l'errore è bene che venga perseguito, ma questo non può diventare la messa all'indice del sistema che garantisce la sicurezza dei cittadini».  

Sicurezza che non deriva solo dai numeri, sarebbe troppo facile raddoppiare il numero di forze. Forse è il caso di concentrarsi sull'intelligence?

«L'unica cosa seria che in questa situazione ho sentito che si intende fare da parte del Governo è quella di rafforzare le forze dell'intelligence. Punto. Quella interna e quella soprattutto esterna. Poi naturalmente anche la presenza sul territorio aiuta, ma nello stesso tempo sappiamo bene che contro queste cellule terroristiche il modo per parare il colpo è di avere le informazioni in anticipo».  

Il senatore Esposito conferma più controlli, ma 'se domattina ci dotiamo di un kalashnikov, chi ci ferma?'
Salvini parla nuovamente di chiusura delle moschee, altri rispondono che bisognerebbe aprirne delle altre per un migliore monitoraggio. Lei come si pone? Esiste una terza via?

«Non so se esiste una terza via. Ci sono leader politici che hanno scelto di stimolare i peggiori istinti di pancia per raccattare qualche voto. L'unico modo intelligente per affrontare la questione è avere chiari i luoghi dove opera la parte radicale e credo che la mappatura ci sia, difendendo e rafforzando quei luoghi dove questo tipo di radicalismo non ha accesso. Che, se ci pensate, è un po' quello che ha annunciato Hollande, cioè dare una mano all'Islam moderato che respinge quello radicale e chiudere i centri di culto dove il radicalismo la fa da padrone». 

Che è la grande maggioranza...

«Sì, ma tenga conto che le contraddizioni comunque ci sono. Il tema vero è un altro: continuare ad ululare dopo un fatto grave come quello di Parigi contro l'immigrazione dicendo che i terroristi arrivano attraverso i barconi non è il punto. Sta emergendo chiaramente da Parigi. Il che non vuol dire che non dobbiamo essere attenti anche su quel versante, ma in Francia abbiamo a che fare con persone che sono di seconda generazione in molti casi. Come lei sa, se io e lei domattina impazziamo e siamo in grado di dotarci di un kalashnikov...». 

Nessuno ci ferma?

«Eh, appunto...». 


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