Parigi, strategia Isis via PlayStation? Quando il sangue virtuale diventa reale

16 novembre 2015 ore 15:08, Andrea De Angelis
Parigi, strategia Isis via PlayStation? Quando il sangue virtuale diventa reale
Il dubbio è alto e lo riportano diverse testate internazionali. Che il confine tra il mondo virtuale e quello reale sia diventato sempre più labile è ormai un dato di fatto, ma le indiscrezioni che emergono 48 ore dopo i tragici attentati di Parigi sconvolgono. E non potrebbe essere altrimenti. 

Se gli smartphone, chat comprese, sono pericolosi per comunicare e dunque elaborare un piano di attacco, figuriamoci le classiche email. I pizzini appartengono al passato, così per passarsi le informazioni e coordinare l'attacco può risultare particolarmente utile anche la più nota consolle di videogiochi al mondo
Le voci sarebbero state alimentate da un articolo pubblicato sul sito internet di Forbes, dal titolo emblematico: "Come i terroristi dello Stato Islamico a Parigi potrebbero aver utilizzato la Playstation 4 per discutere e pianificare gli attentati". L'articolo, a firma del collaboratore Paul Tassi, cita il ministro degli Interni belga, Jan Jambon, "che ha apertamente dichiarato che i componenti del gruppo Stato Islamico utilizzano la PS4 per comunicare, proprio perché è difficile da controllare, ancora di più rispetto a WhatsApp". 

Parigi, strategia Isis via PlayStation? Quando il sangue virtuale diventa reale
In realtà, come riporta Askanews, ai più attenti non è sfuggito che la dichiarazione del ministro belga risale a prima degli attacchi di Parigi, a martedì 10 novembre, nel quadro di una conferenza organizzata a Bruxelles.
Quando gli era stato chiesto delle misure prese dall'intelligence belga contro questo fenomeno, Jan Jambon aveva risposto: "Collaboriamo con i grandi gruppi di internet, come WhatsApp, Google, Facebook, quando sono individuati messaggi di propaganda. Ho sentito dire che la modalità di comunicazione tra terroristi più difficile da monitorare è la PS4. E' molto, molto difficile per i nostri servizi, non solo i nostri, i servizi internazionali, decriptare le comunicazioni che transitano attraverso la PlayStation 4. Anche WhatsApp è difficile, ma i servizi riescono a decriptarlo. Ma la PS4, rappresenta una sfida". Il ministro non può dunque aver parlato in modo specifico delle stragi di venerdì sera a Parigi. 

Anche se alcuni siti, come il francese BeGeek, parlano di una PS4 ritrovata a casa di uno dei terroristi nel corso di una perquisizione a Bruxelles. C'è chi ricorda inoltre che non è la prima volta che la consolle della Sony è citata nell'ambito di una vicenda di terrorismo. Un austriaco di 14 anni che aveva scaricato un manuale per la fabbricazione di bombe dalla sua 'Play' è stato condannato a due anni di reclusione a maggio, dopo essersi dichiarato colpevole per le accuse di terrorismo mosse nei suoi confronti. "Era inoltre entrato in contatto con jihadisti in Siria dalla sua consolle", aveva indicato il procuratore. 
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