Puppato (Pd) ricorda Valeria così: "E' importante cogliere il suo messaggio di cambiamento universale"

16 novembre 2015 ore 15:13, Lucia Bigozzi
Puppato (Pd) ricorda Valeria così: 'E' importante cogliere il suo messaggio di cambiamento universale'
“Se oggi Valeria fosse qui e potesse parlare, il suo messaggio sarebbe quello di un cambiamento universale della nostra società ma anche del nostro agire nei confronti dei paesi in via di sviluppo. Lei è stata un esempio bellissimo di saggezza e di generosità verso gli altri”. E’ l’insegnamento che la senatrice veneta Laura Puppato (Pd) coglie nella vita e nel sacrificio di Valeria Solesin, la ragazza veneziana uccisa negli attentati terroristici di Parigi. Con una sollecitazione anche alla politica, a cambiare totalmente passo e marcia. 

A lei che è veneta come la ragazza vittima della strage terroristica di Parigi chiedo: come si può e si deve ricordare Valeria Solesin?

«Credo che se Valeria fosse ancora in vita e potesse parlare ci comunicherebbe un messaggio di cambiamento universale. Nel senso che questo terrorismo certamente è frutto di sporche guerre in cui l’Occidente non ha svolto il ruolo che avrebbe dovuto; complici i grandi interessi economici, complici gli aspetti del traffico delle armi. Ecco, il considerare le tensioni e le guerre solo quando arrivano in Occidente con queste tragedie che mettono a repentaglio le nostre vite, la nostra libertà, ci richiamo al tema universale della pace e in un mondo così piccolo non possiamo non considerare il problema degli altri, del togliere risorse ai paesi in via di sviluppo che sono tali da una vita; permettere alle dittature di esistere grazie al sostegno di paesi limitrofi, come nel caso del sedicente Califfato; insomma tutto questo sistema impone una riflessione profonda. Il messaggio di Valeria con la sua vita ci dice questo: lei per quanto molto giovane, è stata un esempio bellissimo di saggezza e di generosità. Il fatto che, non a caso, si sia sempre occupata degli altri, degli ultimi, che abbia lavorato con Emergency che si sia occupata dei senza tetto delle banlieue, ci dice che si può vivere ovunque, anche a Parigi, occupandoci dei più deboli». 

Sì ma il governo che poi è chiamato ad agire per far fronte all’emergenza terrorismo, in che modo e con quali interventi può ricordare Valeria? 

«Vanno benissimo tutte le iniziative proposte in queste ore; va bene la borsa di studio dedicata a lei, è un ottimo segnale come ha dichiarato il premier Renzi, ma oltre a questo, secondo me è importante cogliere il suo messaggio come un richiamo forte a considerare un’Europa unita su valori di civiltà che devono essere rappresentati preminentemente rispetto a qualsiasi altro valore economico immediato; un’Europa capace di parlare con una voce sola. E da questo punto di vista le spinte interne di autonomismo, indipendenza contro qualcosa e qualcuno, non porta da nessuna parte. C’è poi l’aspetto altrettanto importante da considerare e tradurre in fatti: in Europa siamo cinquecento milioni e possiamo fare molto per garantire ai paesi in via di sviluppo pane e pace direttamente in quei paesi, anche per evitare migrazioni dolorose. Accanto a questo, dobbiamo costruire una comunità di vera accoglienza perché le banlieu di Parigi confermano l’emarginazione anche delle seconde, terze e quarte generazioni di immigrati. E chi non si sente parte, si sente contro, specie tra i giovani»

Non è che tutto ciò dimostra anche il fallimento delle politiche di integrazione? 

«Di alcune politiche, non di tutte. Anzi, oggi c’è più bisogno di politiche di integrazione, ma vere: nel senso che dobbiamo lavorare sul senso di appartenenza ad una comunità e ci sono moltissime realtà dove questo è già accaduto ed è già stato costruito grazie all’azione e alla lungimiranza di tanti sindaci. Facciamoci la domanda inversa: perché in alcuni ambiti il terrorismo internazionale non attecchisce? E’ inutile parlare alla pancia, agitare spettri, alimentare le paure; costruiamo, invece, una società vera e coesa, che nel corso degli ultimi venti anni per ragioni diverse, è stata obbligata a mescolarsi molto. Questa è la sfida: o la si vince o la si perde»

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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