Ora basta relativismo, Francesco contro il pensiero unico: non siamo tutti uguali

16 novembre 2015 ore 15:46, Americo Mascarucci
Ora basta relativismo, Francesco contro il pensiero unico: non siamo tutti uguali
"Il pensiero unico distrugge l'identità cristiana. La mondanità è fare ciò che fa il mondo e così mettiamo all'asta la nostra carta d'identità siamo uguali a tutti". 
E’ un Papa Francesco controcorrente quello che ha tenuto l’omelia durante la Messa nella casa Santa Marta. Un Papa che denuncia i rischi derivanti da un mondo omologato ad un pensiero unico dominante impostato su dogmi relativisti e sull’imposizione di stili e modelli di vita antitetici al Vangelo. 

L’anticamera del pensiero unico per Bergoglio dimora nella mondanità. “La mondanità - ha detto il Papa - ti porta al pensiero unico e all'apostasia. Non sono permesse, non ci sono permesse le differenze: dobbiamo essere tutti uguali. Penso ad un caso, al fatto cioè che alle feste religiose è stato cambiato il nome, il Natale del Signore ha un altro nome, allo scopo di cancellare l'identità". 

Quello che dice Francesco è vero: basti vedere quello che avviene ogni anno a Natale nelle scuole dove ad esempio, per essere tutti uguali, viene consentito l’allestimento degli alberi ma non quello dei presepi. Questo perché l’albero accomuna tutti, rende tutti uguali, mentre il presepe identifica invece il significato cristiano del Natale. 

Per non parlare poi dell’uguaglianza dei sessi; non nel senso di una reale parità fra uomo e donna ma nella ricerca spasmodica di una neutralità sessuale, il gender per l’appunto, che rende l’essere umano culturalmente asessuato, né maschio, né femmina, in modo tale da favorire così anche i rapporti omosessuali. 

E’ la dittatura del relativismo, il pensiero unico che prevale sulle caratteristiche naturali fino ad annullarle, per favorire non ciò che si è ma ciò che si vorrebbe essere. Con la pretesa di combattere le diversità, si è arrivati al paradosso di annullarle con il presupposto assurdo ed infondato di rendere tutti uguali senza più barriere etniche, culturali, religiose, sociali. 

Tutto è omologato, tutto è uniformato, tutto deve essere uguale perché un solo pensiero che domina tutti gli altri porta ad annullare le differenze e con esse le identità stesse dei popoli. Un rischio che il Papa ha ben individuato, come del resto avevano già fatto Giovanni Paolo II e soprattutto Benedetto XVI, mettendo in guardia dai pericoli  della dittatura del pensiero unico. "Com'è la mia identità? È cristiana o mondana? – domanda Papa Francesco - mi dico cristiano perché da bambino sono stato battezzato o sono nato in un Paese cristiano, dove tutti sono cristiani? Chiediamo che il Signore ci dia la grazia di mantenere e custodire la nostra identità cristiana contro lo spirito di mondanità che sempre cresce, si giustifica e contagia". Eh sì, perché oggi la vera sfida è proprio quella di mantenere l’identità cristiana in una società in cui, in nome della salvaguardia dei diritti di tutti, si finisce con l’imporre un unico modello di riferimento e un’unica religione, quella del relativismo etico, con i suoi tribunali dell’inquisizione e i suoi roghi su cui bruciare le idee avverse. 
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