Parigi, Centinaio (LN): "Da Alfano frase molto brutta. Fase 2? Era scattata già dopo Charlie caro ministro"

16 novembre 2015 ore 16:31, Lucia Bigozzi
Parigi, Centinaio (LN): 'Da Alfano frase molto brutta. Fase 2? Era scattata già dopo Charlie caro ministro'
“L’uscita di Alfano è molto brutta. Anziché stare molto sui social network e in tv dovrebbe stare a lavorare per risolvere al più presto il problema della sicurezza”. Gianmarco Centinaio, capogruppo della Lega al Senato, domani in Aula chiederà “conto al ministro dell’Interno delle sue parole gravissime”. Nella conversazione con Intelligonews evidenzia anche il rischio di strumentalizzazioni intorno all’uccisione di Valeria Solesin e ha un consiglio per il premier Renzi. 

Come valuta le parole del ministro Alfano secondo cui Salvini sembra dispiaciuto che gli attentati non siano accaduti in Italia?

«L’uscita del ministro dell’Interno è molto brutta e inappropriata. Invece di stare ,molto sui social network e in tv, Alfano dovrebbe cercare di risolvere al più presto il problema della sicurezza. La sua uscita è molto brutta – tra l’altro so che Salvini ha già detto che lo querela – perché non corrisponde al vero e perché, come al solito, anziché ragionare e confrontarsi sul merito di ciò che sta accadendo, di ciò che si può fare o anche che non si può fare, si punta il dito sempre sulla politica, su Salvini cattivo, la Lega cattiva che specula su tutto. Noi anche l’altro giorno abbiamo fatto un ragionamento e detto al premier Renzi che se noi siamo così cattivi, populisti e speculatori, allora lui dovrebbe risolvere e i problemi concretamente e a quel punto la Lega non avrebbe più ragione di esistere. E questo vale anche e soprattutto per Alfano. Noi sollecitiamo risposte vere, concrete stando sui contenuti, le cose reali. Trovo quest’ultima uscita di Alfano veramente pessima e domani in Aula glielo dirò in faccia durante il mio intervento. Lui oggi dice siamo passati ‘alla fase due’ e fa il fenomeno ma questa cosa l’ha già detta quando ci fu la strage terroristica a Charlie Hebdo: in quella occasione disse che eravamo alla ‘fase due’ e se lo dice pure oggi, allora vuol dire che nel frattempo siamo tornati alla fase uno e poi passati alla fase due? E perché Alfano non lo ha comunicato?».

Come si può e si deve ricordare Valeria Solesin?

«Di fronte drammi così grandi, io cerco sempre di essere il più soft possibile. Io sui miei profili social, anziché la bandiera francese come hanno fatto tutti, io da veneto ho messo quella veneta per ricordare Valeria e la sua città, non perché sono leghista : certo, magari anche questo mio gesto, come tanti altri, può sembrare un po’ populista però io vorrei che si evitasse di esasperare i toni. Se fossi in Renzi, mi confronterei direttamente con la famiglia di Valeria Solesin. Se fossi il premier, andrei dai genitori di Valeria e direi loro: come volete che lo Stato italiano ricordi vostra figlia? Anche perché sono proprio i genitori le persone che meglio l’hanno conosciuta e possono indicare il modo migliore per valorizzarne la memoria. Magari poi potrebbero rispondere di non fare niente e di essere lasciati nel loro dolore, ma ci si deve confrontare direttamente con la famiglia»

Sta dicendo che ci sono già state strumentalizzazioni?

«Beh, già la proposta di Renzi di istituire una borsa di studio mi sembra una formula molto vicina alla strumentalizzazione. Sa cosa mi sta dicendo la gente rispetto alla dichiarazione del premier? Ma con tutti i soldi che ha lo Stato italiano ricordano Valeria solo con una borsa di studio? Per questo dico che occorre agire non come Renzi, Lega o chissà chi, ma come persone e come concittadini della famiglia di Valeria, fare le cose senza rivendicarle. Quando accadono fatti così gravi, io mi chiedo sempre se quel familiare, quel parente fosse stato il mio, io come avrei voluto che il mio paese, l’opinione pubblica, la politica, lo ricordasse? Partiamo da qui, non dalla solita demagogia. Eviterei veramente ogni strumentalizzazione anche perché i genitori della ragazza adesso sono nell’occhio del ciclone mediatico e magari è l’ultima cosa che vorrebbero. Fa figo per Centinaio dire, domani andrà ad abbracciare i genitori di Valeria magari portandomi al seguito telecamere e cronisti, ma a cosa serve?».

Cosa c’è da fare secondo lei se il nemico ormai è qui ed è europeo?

«Per chi è già qui, l’Italia sta facendo di più rispetto agli altri paesi. Noi abbiamo un numero inferiore di foreign fighter, è vero, ma quello che oggi manca è un sistema di intelligence condiviso a livello europeo. A me non piace fare il tuttologo e quindi sono portato a informarmi tecnicamente su cose che non conosco nel dettaglio; per questo ho parlato con alcuni tecnici e mi sono confrontato anche con colleghi francesi e tedeschi: tutti mi hanno detto che il sistema di intelligence italiana funziona bene, ma il punto è che a livello europeo manca una vera rete tra agenzie di intelligence, per cui ciascuno è geloso delle informazioni che raccoglie rispetto all’altro. In questo modo, è difficile affrontare efficacemente il problema e alla fine ciascun paese lo affronta secondo strategie e tecniche proprie. Ora, siccome c’è Schengen e ciascuno può circolare liberamente, se io italiano non comunico o condivido con il mio omologo francese, e magari gli fornisco informazioni a spizzichi e bocconi è veramente difficile arrivare ad avere un servizio di intelligence europeo che poi è quello che servirebbe veramente»

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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