I turchi stoppano Assad: "Non si ricandida". Paga lui per le stragi dei suoi nemici?

16 novembre 2015 ore 21:45, Adriano Scianca
Il primo risultato concreto dopo gli attacchi di Parigi, orditi dai più acerrimi nemici di Assad, è stato ottenuto: a uscire presto di scena sarà... Assad. La logica di certe dinamiche sfugge francamente un po', ma è senza dubbio una notizia quella che arriva dal G20: Bashar al Assad "non si candiderà" alle prossime elezioni previste dopo il periodo di transizione in Siria. 

Ad assicurarlo è il governo turco, che ha bene in mente la “road map” verso la Siria post-assadista: “Assad lascerà entro sei mesi in un modo e una data concordati dopo che il nuovo governo di transizione sarà creato e assumerà i poteri esecutivi”, ha dichiarato il ministro turco Feridun Sinirlioglu. Erdogan è stato ancora più duro: “Assad, che ha massacrato il suo popolo, non ha un posto nel futuro della Siria né lo avrà mai”. 

Il principale difensore del regime siriano, Vladimir Putin, stavolta nicchia e non si mette di traverso. 

Più duro, invece, l'Iran: “Assad è il legittimo presidente della Siria. Sono liberi di pensare ciò che credono, ma alla fine del processo politico non possono dire se debba partecipare alle elezioni o no. Se vogliono elezioni in linea con gli standard internazionali va bene, ma dipende da Assad annunciare o meno la sua candidatura e sta al popolo siriano decidere se eleggerlo o meno”, ha commentato il viceministro degli Esteri iraniano, Hossein Amir-Abdullahian.
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