Maestra svizzera uccisa, il cognato confessa: ancora giallo sul movente

16 novembre 2016 ore 10:17, Americo Mascarucci
Un mese dopo il ritrovamento nei boschi di Rodero nel Comasco del cadavere di Nadia Arcudi, insegnante svizzera di 35 anni, il cognato, informatico di 42 anni, unico indagato per la morte della donna, ha confessato di averla uccisa.
L’uomo è in carcere da ottobre ma soltanto ora si sarebbe deciso a confessare l’omicidio. 
L’uomo avrebbe confessato di avere agito da solo, a Stabio, e questa circostanza risulterebbe attendibile rispetto alle risultanze dell'indagine.
L’inchiesta dovrà comunque ancora chiarire con precisione le modalità e il movente del delitto. 
Gli inquirenti proseguono dunque le loro indagini, per chiarire i numerosi punti ancora oscuri in questa drammatica vicenda. 
La notizia della confessione del cognato arriva direttamente dal Ministero Pubblico ticinese e dalla Polizia cantonale, che in una nota congiunta scrivono: 
"Durante il suo interrogatorio dinnanzi al Procuratore Pubblico, l’imputato ha ammesso di essere l’autore dell’azione avvenuta a Stabio che ha portato alla morte della vittima. Egli avrebbe agito da solo, circostanza che risulta compatibile con quanto emerso sinora dall'istruttoria. L’inchiesta dovrà comunque ancora chiarire con precisione le modalità dell’agire dell’imputato e il movente".
Il movente più accreditato risulterebbe quello economico, per problemi legati forse a questioni ereditarie. 

Maestra svizzera uccisa, il cognato confessa: ancora giallo sul movente
Il cognato era stato fermato nei giorni successivi al delitto dai carabinieri italiani, che lo avevano rintracciato e seguito durante un viaggio in Sicilia e poi ne avevano segnalato la presenza alla polizia svizzera. 
Secondo i risultati dell’autopsia la donna è morta soffocata, probabilmente con un sacchetto di plastica in testa, e quindi trasportata nel bosco a ridosso del confine, dove è stata scoperta scoperta da due passanti. 
L'uomo, marito della sorella della vittima aveva respinto le accuse sostenendo di avere trovato la cognata morta in camera e di averne trasportato il cadavere in Italia "per non dare un dispiacere ai parenti".
Una versione che non aveva convinto gli inquirenti che lo avevano arrestato ed indagato.
Ora la confessione che sembra mettere un punto fermo sull'identità dell'assassino.
Ma l'inchiesta come detto è ancora in corso. 

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