Effetto Trump, Fassina su Renzi: "Su Ue giravolta elettorale, sta coi signori della globalizzazione"

16 novembre 2016 ore 13:05, Adriano Scianca
Renzi fa la voce grossa con l'Ue? "È evidente che c'è un effetto Trump, ma Renzi in realtà sta con i signori della globalizzazione", dice Stefano Fassina, che non si fida delle recenti prese di posizione del governo. E così spiega a IntelligoNews il significato delle elezioni americane per la sinistra italiana: "Una brutale conferma del distacco della sinistra dal suo popolo".

Renzi alza la voce contro la Ue. Solo propaganda o cambio di linea reale?

«No, è soltanto propaganda a fini elettorali: come conferma anche la legge di bilancio, il governo continua a essere in linea con l'agenda liberista dell'Eurozona. Le posizioni verso Bruxelles non cambiano la sostanza. L'antieuropeismo va di moda. Ma Renzi è lo stesso presidente del consiglio che a fine agosto celebrava Spinelli a Ventotene insieme a Merkel e Hollande, mentre oggi fa le conferenze stampa senza la bandiera europea. È l'ennesima giravolta di un presidente in difficoltà in vista del voto di dicembre».

Effetto Trump, Fassina su Renzi: 'Su Ue giravolta elettorale, sta coi signori della globalizzazione'

Possibile che ci sia un effetto Trump che si fa sentire anche su Renzi?

«Certamente sì. Dopo il voto per la Brexit e dopo la vittoria di Trump, il presidente del consiglio si propone come campione dell'anti-establishment. È evidente che c'è un effetto Trump, ma Renzi in realtà sta con i signori della globalizzazione, come conferma anche l'intesa del governo italiano per l'attuazione del trattato sul commercio internazionale tra Canada e Europa».

Berlusconi ha detto che non vede leader in giro. L'unico è Renzi. Lo vede come una conferma del suo giudizio sul premier?

«È una valutazione che Berlusconi ha già fatto tante altre volte, è evidente che il governo Renzi applica gran parte dell'agenda berlusconiana. È qualcosa che non mi sorprende».

Trump, comunque, rappresenta un campanello d'allarme per la sinistra?

«Non è un campanello d'allarme, è una brutale conferma di un distacco della sinistra storica in tutte le sue articolazioni, da quelle presunte riformiste a quelle presunte radicali, dal suo popolo. L'abbiamo visto alle amministrative con il voto del popolo delle periferie, poi con il voto in Gran Bretagna e ora con il voto per Trump. La sinistra storica è stata complice della sinistra neoliberista e oggi giustamente viene riconosciuta complice».
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