Probabili prime nomine per Trump, Giuliani agli Esteri ma malumori nella squadra

16 novembre 2016 ore 14:02, intelligo

di Antonio Gaiani

Sono già diversi giorni che il futuro Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è alle prese con un lavoro molto spinoso, seppure iniziale: formare una nuova squadra di governo.

Sono in cima a Manhattan, negli ultimi piani della Trump Tower, Trump e il suo vice Mike Pence si incontrano per lunghe ed estenuanti consultazioni volte a definire la squadra di governo.I problemi sono iniziati proprio quando è venuto il momento di dare una poltrona di comando a Rudolph Giuliani. Rudolph William Louis Giuliani per gli amici Rudy, è stato procuratore federale, nel 1981 Ronald Reagan lo nomina procuratore generale associato, sindaco di New York, di origini italiane, col nonno Di Montecatini. Discusso molto per il suo pugno di ferro contro la microcriminalità che attanagliava la grande Mela, compresa Manhattan. Fu chiamato da molti come il “sindaco sceriffo”, fu lui l’inventore della “tolleranza zero” contro il crimine.

Con la strage dell’11 Settembre, diventa il simbolo della resistenza dell’America contro il terrorismo.Nel 2001 il Time gli dedica una copertina come “persona dell’anno”.

Probabili prime nomine per Trump, Giuliani agli Esteri ma malumori nella squadra

Dopo aver lasciato la poltrona da sindaco di New York fondo una società di consulenze per partiti politici e organizzazioni anche estere. Proprio per questo motivo sono nate le controversie sul fatto o no di posizionarlo agli Esteri, per un possibile conflitto di interesse e anche per una poca esperienza internazionale e la fama, secondo la stampa Usa, di aver una "scarsa diplomazia".

Ieri Giuliani ha rilasciato una lunga intervista al Wall Street Journal, riconoscendo apertamente di essere interessato all'incarico di segretario di Stato e delineando le probabili direttrici di politica estera della prossima amministrazione presidenziale. A Proposito di politica estera :”Ritengo che l'Isis nel breve termine sia il pericolo maggiore e non perché è in Iraq e in Siria, ma perché l'Isis ha fatto qualcosa che Al Qaida non ha mai fatto, ovvero affermarsi e dilagare nel mondo” .


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