Evviva! A Terni c'è un vescovo che lotta per la Dottrina sociale della Chiesa contro la Thyssenkrupp

16 ottobre 2014 ore 10:00, Americo Mascarucci
Evviva! A Terni c'è un vescovo che lotta per la Dottrina sociale della Chiesa contro la Thyssenkrupp
Terni rischia di perdere per sempre la sua natura di città industriale e di “patria delle acciaierie” a causa dei licenziamenti annunciati alle acciaierie Ast nell’ambito del piano industriale Thyssenkrupp
. E’ infatti fallita la trattativa avviata dal Governo per scongiurare l’attuazione del piano nella sua parte più drastica, quella che prevede il licenziamento di oltre cinquecento operai. Un dramma occupazionale che coinvolgerebbe un numero enorme di famiglie e metterebbe in ginocchio l’economia dell’Italia centrale. Acciai Speciali Terni SpA, (nota anche come AST) è una società italiana operante nel settore della metallurgia, siderurgia e informatica. È stata fondata il 10 marzo 1884 con il nome di Società degli Alti Forni, Fonderie e Acciaierie di Terni. Dal 2014 l'AST è controllata della Thyssenkrupp. Con base a Terni e attraverso società controllate e partecipate in Italia e all'estero, è specializzata nella lavorazione e distribuzione di acciai destinati principalmente ai settori alimentari, edili, casalinghi, elettrodomestici, energetici e alle industrie di base, siderurgiche e meccaniche. La crisi economica ha però ridotto drasticamente la produzione obbligando la proprietà a ridimensionare l’attività dei forni, avviando le procedure di messa in mobilità del personale impiegato. Per venerdì 17 ottobre è stata indetta una mobilitazione generale, a cui parteciperanno anche i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil. Le tre sigle sindacali hanno evidenziato come l’attuazione del piano industriale Thyssenkrupp comporterebbe inevitabilmente la cancellazione dell’intera storia delle acciaierie. Il premier Matteo Renzi il 4 ottobre scorso in visita ad Assisi, dichiarò che il suo Governo era impegnato ad ogni livello per scongiurare i licenziamenti e percorrere ogni strada utile e necessaria a convincere l’Azienda a ripensare le proprie strategie sugli stabilimenti di Terni. La proprietà per ora si è detta indisponibile a tornare al tavolo delle trattative, decisa a portare avanti i suoi progetti di riduzione della produzione; il tavolo di concertazione ad oggi resta operativo soltanto grazie alla presenza del Governo, delle parti sociali e delle istituzioni locali decise a convincere, con un incessante pressing, l’Azienda a riprendere il dialogo, sospendendo quanto meno le procedure di licenziamento. Chi è sceso in campo in prima linea lanciando un duro monito verso i dirigenti Thyssenkrupp è il vescovo della diocesi di Terni, Narni e Amelia, il francescano Giuseppe Piemontese. “E’ necessario – ha dichiarato monsignor Piemontese - riaprire il dialogo tra le parti interessate sulle basi della giustizia e dell'equità, evitando irrigidimenti pericolosi. Si promuova una riflessione seria che favorisca l'avvicinamento delle posizioni verso l'attenzione alla persona, al bene comune oltre che all'interesse dell’Azienda”. Perché, appare sempre più evidente come oggi la persona, in questo caso l’operaio, non sia più trattato come un essere umano titolare di una dignità da rispettare e difendere, ma come una semplice “macchina da produzione” destinata ad essere rottamata nel momento stesso in cui non risulta più funzionale agli interessi economici dell’impresa. Il lavoratore dovrebbe invece tornare al centro di ogni strategia di sviluppo industriale, una strategia che dovrebbe proprio avere come missione quella di produrre innanzitutto lavoro prima che profitti all’industria. E questa si badi bene non è una concezione marxista, ma è la base della dottrina sociale della Chiesa. Proprio la Chiesa infatti attraverso figure straordinarie di pontefici come Leone XIII e Pio XI (a proposito ma come mai nessuno ne propone mai la beatificazione?) ha saputo sviluppare un’autentica politica sociale capace di coniugare il diritto all’impresa e alla proprietà privata con la tutela dei lavoratori. Il marxismo invece, con una concezione anti capitalistica del lavoro basata sulla contrapposizione permanente fra operaio e imprenditore, e il liberalismo che ha posto il profitto al di sopra della dignità umana, hanno finito con il far perdere la concezione di un’economia al servizio dell’uomo e non da conseguire a scapito dell’essere umano. "Lo sciopero generale proclamato - continua monsignor Piemontese - serva a ribadire questa volontà di proposta e di dialogo e a tutelare i lavoratori e la città. Come cristiani di questo territorio, desideriamo unirci ai lavoratori, ai cittadini e alle istituzioni locali e regionali per riaffermare il desiderio di una giusta soluzione della trattativa”. Mai come oggi la Chiesa può svolgere un ruolo determinante nella risoluzione di determinate controversie che rischiano di distruggere il futuro di centinaia di famiglie. E allora un plauso a monsignor Piemontese “diversamente impegnato” sul fronte della famiglia, nel momento in cui l’attenzione di tutti è concentrata sulle aperture della Chiesa alle coppie di fatto ed ai gay, quando l’emergenza ogni giorno di più è invece quella di permettere alle famiglie di avere il pane da mettere sulla propria tavola. Demagogia? Può darsi, ma sempre molto più utile di quella che da giorni si registra intorno all’assemblea sinodale e alle prolusioni di certi cardinali progressisti. Si faccia piuttosto un sinodo per rilanciare la centralità del lavoro e l’attualità della dottrina sociale della Chiesa. Forse non avrebbe la stessa rilevanza mediatica che sta ottenendo la questione dei divorziati risposati?
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