Incubo Barcellona: dopo Messi rischia grosso anche Neymar

16 ottobre 2015, Andrea De Angelis
Incubo Barcellona: dopo Messi rischia grosso anche Neymar
Tremano i tifosi del Barcellona
. O meglio tremano di nuovo visto che di recente i motivi per non dormire sonni tranquilli non sono davvero mancati. 

Strano sport il calcio. Dopo la richiesta di arresto per Messi, considerato in ogni angolo del pianeta il calciatore più forte del mondo e l'erede, o presunto tale, di Maradona, ecco adesso arrivare l'ipotesi di maxi squalifica per l'altro fenomeno blaugrana, al secolo Neymar. Dall'Argentina al Brasile dunque, quasi a voler equilibrare tensioni e preoccupazioni in quello che è lo storico derby dell'America del Sud. 

Ma cosa hanno combinato i due? Partiamo dal caso più recente. Il Santos, ex squadra di Neymar, ha formalmente chiesto alla Fifa la squalifica di 6 mesi da tutte le competizioni ufficiali per il giocatore, accusandolo di scorrettezze e di irregolarità al momento del suo passaggio alla corte del Barcellona. Inoltre il club brasiliano avrebbe chiesto anche un indennizzo di ben 55 milioni di euro. Resta difficile credere tuttavia che le richieste del club bianconero possano venire accolte nella loro interezza dalla Fifa. Certamente però il massimo organismo del calcio a livello mondiale indagherà su questa vicenda: Neymar è accusato nello specifico di aver rotto unilateralmente il contratto che lo legava al Santos e di essersi quindi trasferito al Barcellona senza l’assenso della sua vecchia società. 

Incubo Barcellona: dopo Messi rischia grosso anche Neymar
Ben diverso il caso di Messi che rischia qualcosa come 22 mesi di carcere. Questa la richiesta presentata dall’Avvocatura di Stato - che rappresenta il fisco spagnolo - per l’attaccante argentino del Barcellona, chiamato a rispondere assieme al padre Jorge Horacio di tre reati contro l’Agenzia delle Entrate commessi fra il 2007 e il 2009. Chiesta anche una multa di 4,1 milioni di euro, ovvero l’ammontare della frode ai danni del fisco.
Secondo El Pais, l’Avvocatura di Stato, pur riconoscendo che Messi è "profano" in tema tributario, ritiene che "non si può ignorare" che buona parte delle sue entrate relative allo sfruttamento dei diritti d’immagine arrivavano attraverso società registrate in paradisi fiscali come Uruguay e Belize. Il pubblico ministero, invece, aveva chiesto l’archiviazione per il giocatore ritenendo il padre Jorge Horacio unico responsabile della frode fiscale.




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