Attentato di Ankara, 2 kamikaze e 10 arresti. Erdogan paranoico chiude Twitter

16 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Attentato di Ankara, 2 kamikaze e 10 arresti. Erdogan paranoico chiude Twitter
Mentre in Turchia è forte la tensione in vista delle imminenti elezioni politiche il primo ministro turco Ahmet Davutoglu ha annunciato l’arresto di altre dieci persone sospettate di complicità nel duplice attentato suicida avvenuto ad Ankara durante la manifestazione per la pace organizzata dai partiti della sinistra laica e dai moderati curdi. 

L’attentato compiuto da due kamikaze è costato la vita a 99 persone.

Gli arrestati sono finiti al centro delle indagini per alcuni tweet che, secondo quanto è emerso, mostrerebbero una conoscenza degli attentati prima che accadessero. Soprattutto i social network sono tenuti sotto stretta osservazione dal Governo e dalla Polizia con particolare riferimento ai tweet postati poco prima dell’attentato. 

Gli inquirenti stanno cercando collegamenti tra gli account Twitter sospetti e il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), anche se ormai sembra quasi certo che dietro gli attentatori ci sia in realtà la regia dell’Isis.

Ma attaccare i curdi torna utile per la campagna elettorale 

Davutoglu ha dichiarato alla rete tv TGRT che la Turchia sta valutando il coinvolgimento sia del Pkk che dell'Isis: "Come prima pista abbiamo iniziato a chiarire le relazioni su Internet, con l'Isis come primo sospettato - ha spiegato - la seconda pista sono i tweet: alcuni personaggi hanno gestito del lavoro preliminare come preparazione prima delle bombe. Ieri e oggi ci sono stati altri dieci arresti relativi ad entrambe le piste. Tra i fermati ci sono persone collegate al Pkk e altre all'Isis".

Intanto cresce la tensione in vista delle prossime elezioni politiche. 
Il partito del presidente Erdogan, l’Akp, Partito per la Giustizia e lo Sviluppo secondo i sondaggi sarebbe in forte affanno e rischierebbe di veder ridimensionata la propria presenza in Parlamento. I sondaggi infatti attestano l’Akp non oltre il 38% dei consensi. 

Crescerebbe invece l’Hdp il partito filo curdo che già alle scorse elezioni ha visto aumentare sensibilmente il numero dei parlamentari. La strategia politica elettorale di Erdogan sembrerebbe dunque quella di delegittimare i filocurdi dell’Hdp, accusando i suoi dirigenti  di collusione coi “terroristi del Pkk”, e conquistare i favori dell’elettorato ultra nazionalista turco da sempre ostile nei confronti della minoranza curda.

 L’Hdp, i suoi militanti e i suoi giornalisti sono nell’occhio del ciclone. Ogni giorno vengono fermati e interrogati dalla polizia e le sedi del partito sono state spesso attaccate. Il capo del partito, Selahattin Demirtas bollato come “terrorista” da Erdogan, non è più invitato dai canali televisivi pubblici, a esclusione di quelli dell’opposizione, che sono stati appena costretti a chiudere senza alcun motivo. 

Insomma il presidente turco si sta giocando davvero tutto per conquistare  la maggioranza in Parlamento fino a forzare le regole democratiche.

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