Sinodo: l'ostia spezzata ai genitori? Oltre il sentimentalismo c'è il sacramento

16 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Sinodo: l'ostia spezzata ai genitori? Oltre il sentimentalismo c'è il sacramento
La storia l’ha raccontata durante i lavori del Sinodo sulla Famiglia  il vescovo messicano Alonso Gerardo Garza Trevino, della diocesi di Piedras Negras. 

E’ la storia di un bambino che faceva la prima comunione, i cui genitori erano entrambi divorziati e risposati e come tali non potevano ricevere l’Eucaristia. Il bambino allora, nel ricevere l’ostia, ne ha staccati due pezzetti e li ha dati ai suoi genitori perché anche loro potessero ricevere la comunione. 

La storia ovviamente ha commosso molti, ad iniziare da Papa Francesco ed è stata prontamente presa da esempio per dimostrare quanto “crudele” possa rivelarsi il divieto di ricevere l’Eucaristia per i divorziati risposati. 

Una storia che certamente può commuovere ma che tuttavia non può far perdere di vista il nocciolo del problema. 
Perché, piaccia o no, il matrimonio resta un sacramento indissolubile e questo non per un capriccio della Chiesa ma per un esplicito comandamento dettato da Gesù e riportato nei Vangeli. 

Poi certo, dietro i divorzi ci sono sempre delle storie e delle situazioni particolari, spesso molto diverse fra di loro e quindi è giusto che ogni singolo caso sia esaminato nella sua particolarità, senza escludere a priori alcuna possibile soluzione. 

Il sensazionalismo come detto rischia però di far perdere d’occhio la natura del problema. 

Conservatori e modernisti si stanno confrontando in questi giorni per stabilire se sul discorso della comunione ai divorziati risposati debba prevalere la verità, ossia il rigoroso rispetto della dottrina, oppure se si debbano trovare soluzioni che privilegino la misericordia rispetto alla disciplina.
Eppure verità e misericordia, non possono essere scisse perché sono le facce di una stessa medaglia. 

I divorziati risposati, come hanno sempre ribadito Giovanni Paolo II e Benedetto XVI sono figli della Chiesa e come tali devono essere accolti e inseriti a pieno titolo nella comunità. 

Tuttavia la violazione di un sacramento, ossia la rottura del vincolo nuziale e il matrimonio civilistico con un’altra persona, comporta una situazione di “peccato permanente”, quel peccato che Gesù stesso ha configurato come "adulterio". 

Ratzinger spiegava inoltre come, proprio il desiderio di ricevere l’Eucaristia negata, rappresentasse per i divorziati risposati uno strumento di salvezza, un segno della loro volontà di riconciliarsi con la Chiesa, un gesto che già di per sé apriva loro le porte del perdono. 

Come hanno spiegato vescovi e teologi, non soltanto conservatori ma piuttosto "prudenti", si tratta di un tema molto delicato che va studiato e approfondito senza fughe in avanti, percorsi accelerati e spinte emotive.

La storia del bambino che spezza l’ostia per darla ai genitori che non possono riceverla, per quanto commuovente non può far perdere di vista l’importanza del sacramento e la sua indissolubilità. 
Così come è sbagliato chiudere pregiudizialmente le porte alla discussione e alla ricerca di possibili soluzioni, può apparire altrettanto fuorviante e sbagliato, "giocare" sui sentimenti, commuovendo le coscienze o rischiando di far passare il messaggio sbagliato che la dottrina della Chiesa, la dottrina voluta da Gesù, "manchi di umanità".
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