Pensioni part-time e opzione donna, Rinaldi spiega: “Fumo negli occhi e lavoratrici penalizzate"

16 ottobre 2015, Lucia Bigozzi
Pensioni part-time e opzione donna, Rinaldi spiega: “Fumo negli occhi e lavoratrici penalizzate'
“La legge di stabilità? Mi sembra il gioco delle tre carte: si toglie da una parte per mettere dall’altra”. Part time per gli over 63 e Opzione donna: “Fumo negli occhi; per le donne poi, lo considero estremamente penalizzante”. Antonio Maria Rinaldi, docente straordinario di Economia Politica, ‘boccia’ la Manovra di Renzi e nella conversazione con Intelligonews spiega ragioni e ‘contro-proposte’. 

Renzi propone il part time per gli over 63 e l’opzione per le donne tra i 62 e i 63 anni di anticipare l’uscita dal lavoro. Misura necessaria?

«Sono questioni che, secondo me, lasciano il tempo che trovano. Se c’è la possibilità o meno di attivare un part time dipende anzitutto dalla situazione pensionistica di ogni lavoratore; in alcuni casi può essere interessante anche per la tipologia di lavoro, mentre in altri le persone possono non essere interessate. Insomma, è un po’ come gettare fumo negli occhi. Per quanto riguarda l’opzione donna, il fatto di andare in pensione anticipatamente ma con una decurtazione della remunerazione mi sembra estremamente penalizzante anche perché mi pare si tratti di una decurtazione troppo elevata rispetto ai pochi anni che mancano per raggiungere il conseguimento pieno della pensione»

Cosa servirebbe a suo giudizio?

«Mi rendo perfettamente conto che sulle pensioni si va verso la parola ‘insostenibilità’ in quanto il quadro demografico è quello che ben conosciamo. Il punto è che mentre in Germania tentano di risolvere la questione con l’entrata di personale extracomunitario qualificato, vale per i siriani, da noi possono entrare tutti. In Germania, invece, stanno facendo questo tipo di selezione non solo per rendere sostenibile il sistema pensionistico ma anche per rendere più competitivo il costo del lavoro. Come? Immettendo nel mondo del lavoro persone disponibili a salari inferiori. Restando assoggettati ai vincoli di bilancio indicati dall’Europa sarà molto difficile far quadrare i conti non solo sul versante pensionistico ma anche in altri campi. Per quanto gli ultimi governi si siano sgolati nel promettere il taglio della spesa pubblica, non si sa come mai alla fine si tagliano sempre i servizi.  Non credo che questa sia la via giusta perché l’Italia ha un impianto costituzionale con una forte impronta sociale ma così verrà smantellato. Non a caso, la modifica della Costituzione che si vuole portare a compimento va proprio in questa direzione. Diciamo che la Costituzione italiana è incompatibile con il rispetto dei Trattati europei. In ultima analisi, o l’una o l’altra. E io, francamente, sono per la Costituzione italiana fino alla fine»

Più in generale che idea si è fatto della legge di stabilità? La convince o no?

«Premesso che io la chiamo Finanziaria, il problema a mio avviso è che per quanto si adoperino i governi, non solo quello italiano ma anche gli esecutivi dell’Eurozona, le Finanziarie sono sempre soggette ai vincoli esterni del Trattati. In sostanza: i vari Stati non sono in condizioni di poter determinare autonomamente le politiche economiche, bensì tutto viene fatto in funzione dei dettami europei. Accade così da anni, anzi, ogni anno c’è sempre una ulteriore sudditanza delle Finanziarie dei vari Paesi nei confronti della Commissione Ue; questo vale a maggior ragione per l’Italia che resta sotto osservazione, in quanto altri Stati come ad esempio Francia e Spagna sono riusciti anche in maniera piuttosto semplice, a sforare i parametri di deficit oltre il 3 per cento (ricordo che ciò non sarà più possibile con l’entrata in vigore del Fiscal Compact)»

Con quali effetti? 

«L’Italia è molto attenta nel diminuire il rapporto deficit-Pil e tuttavia questo significa, come è successo finora, sottoporre gli italiani ad un consistente drenaggio fiscale per determinare l’avanzo primario. Ciò ha fatto sì che proprio a causa dell’elevato drenaggio, si sono tolte risorse considerevoli all’economia reale, sempre in funzione dei dettami europei che, sappiamo molto bene, essere in linea con il ‘modello’ suggerito dalla Germania e finalizzato alla stabilità dei prezzi. Se invece si fosse puntato sul principio della massima occupazione, previsto dalla nostra Costituzione, probabilmente i vincoli di bilancio sarebbero passati in secondo piano: evidentemente a Bruxelles perseguono altre finalità»

Insisto sulla legge di stabilità: la promuove o la boccia? 

«La legge di stabilità mi sembra una sorta di ‘gioco delle tre carte’ dove si toglie da una parte per mettere dall’altra. Sembra un ‘gioco’ per cambiare nome alle tasse, peraltro ‘gioco’ ben riuscito a molti governi italiani. Che poi in questo testo ci siano proposte “accattivanti”, questo non significa che non vengano presi provvedimenti per poter bilanciare le entrate in direzione opposta, come ad esempio la cancellazione dell’Imu sulla prima casa, sempre nel rispetto dei vincoli di bilancio imposti da Bruxelles»

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]