Giubileo della misericordia, ma occhio agli evasori "straordinari"

16 settembre 2015, Luca Lippi
Giubileo della misericordia, ma occhio agli evasori 'straordinari'
"Se alcune congregazioni religiose vogliono fare di un convento un albergo per l'accoglienza di immigrati, paghino le imposte” queste le parole di Papa Francesco che esprimendo un principio banale, in apparenza sembrerebbe fare la fronda al governo Renzi.

Nella realtà il problema non si pone giacché la Diocesi (dipendente direttamente dal Vaticano) le tasse le paga regolarmente, un pò meno virtuose sarebbero le congregazioni che pagano le tasse a singhiozzo, a volte mai.

Il problema generale è stato sollevato in occasione dell’imminente Giubileo all’interno del quale si configura un discreto giro d’affari anche per le case per ferie gestite a Roma da enti ecclesiastici.

Per questo Giubileo straordinario si prevede l’arrivo di 33 milioni di pellegrini, è una cifra del tutto sovrastimata, Roma nelle condizioni attuali non è in grado di gestire una simile massa di pellegrini, tuttavia l’affare è comunque ghiotto. 

Un assist alle casse “depresse” di Roma Capitale insperato.

Non è possibile calcolare il giro d’affari che produrrà l’evento santo, possiamo riferirci al precedente che, comunque, fu gestito con una pianificazione più lunga e con disponibilità assai maggiori di quelle attuali. 

Nel 2000 (sindaco Rutelli) a fronte di tremila miliardi di lire di investimenti per la pianificazione e la strutturazione della capitale all’accoglienza, si sviluppò un volume d’affari pari a 13 mila miliardi di lire per la città e una capacità di accoglienza record di 25 milioni di pellegrini.

Non si replicheranno queste cifre, ma se dovessero riconfermarsi l’Expo al confronto sarebbe poca cosa.

Ma torniamo alle tasse. Il comune di Roma, all’ultima stima di agosto 2015, vanterebbe un contenzioso pluriennale di circa venti milioni di euro di tasse mai versate dagli enti religiosi. Volendo sedersi a un tavolo con carta e penna e stabilendo una percentuale di utile da destinare per tutti gli affari generati dal Vaticano a vantaggio indiretto per il comune di Roma magari la questione prenderebbe un’altra piega.

Tuttavia è giusto quanto predica Papa Francesco, giusto quanto lo sarebbe se il Comune individuasse l’evasione fiscale generata da un giro d’affari di 300 mila euro al giorno (tutti i giorni indipendentemente dal prossimo Giubileo) alle porte del Vaticano senza che qualcuno sia mai riuscito a fermare l'onda di illegalità.

Parliamo di adescatori di turisti che vendono a prezzi esorbitanti l'accesso privilegiato ai Musei Vaticani, si spingono fino a Termini per placcare e irretire i pellegrini. Spesso le guide sono abusive (si parla soprattutto di quelle in lingua russa) e negli ultimi tempi sono fiorite decine di agenzie turistiche che spesso sfuggono ai controlli fiscali.

I cosiddetti “promoter” (in realtà sarebbe meglio chiamarli adescatori) sono circa un centinaio, assediano via Ottaviano e tutti i vicoli che portano al Vaticano. Alcuni importunano i turisti fino a strattonarli fuori dalla fila. 

Illegalità anche nella tipologia di contratti per i salta-la-fila: indagini della Polizia provinciale hanno appurato che l'esercito di venditori di biglietti a costi esorbitanti lavorano a nero e spesso sono vittime di forme di caporalato.
In conclusione, è giusto quanto dice Papa Francesco, ma sarebbe giusto anche placare il clamore delle milioni di sanguisughe (fra istituzioni ed abusivi) che grazie al Vaticano e al volontariato delle congregazioni “sopravvivono” lussuosamente all’ombra “der Cuppolone”. 

Mettiamo a bilancio entrate e uscite e a “saldi netti” riprendiamo il discorso? Gli affari sono affari, la religione non c’entra niente.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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