Intercettazioni, la carica dei 700 emendamenti 5 Stelle anti-bavaglio

16 settembre 2015, Americo Mascarucci
Intercettazioni, la carica dei 700 emendamenti 5 Stelle anti-bavaglio
La politica e il mondo dell’informazione sono sul piede di guerra contro il disegno di legge di riforma del processo penale che contiene la delega al Governo per regolare la delicata materia delle intercettazioni. Soprattutto i Cinque Stelle stanno alzando le barricate contro un provvedimento che a loro sindacabile giudizio metterebbe il bavaglio a magistrati e giornalisti; i primi, in questo caso i pubblici ministeri titolari delle inchieste, avrebbero tre mesi di tempo per chiudere un’indagine altrimenti scatterebbe l’avocazione mentre i secondi rischierebbero da sei mesi a quattro anni in caso di registrazione o di pubblicazione delle intercettazioni. 

La discussione alla Camera è iniziata, i grillini hanno presentato oltre 700 emendamenti che però, a causa dei tempi contingentati della discussione, potranno illustrare in poco più di un’ora. 

"Da oggi - ha attaccato il deputato Vittorio Ferraresi in una conferenza stampa cui ha partecipato anche il presidente dell'Ordine dei Giornalisti Enzo Jacopino - sarà all'esame dell'aula una delle più vergognose riforme del processo penale, neanche Berlusconi era arrivato a tanto, e invece ci riescono Renzi e l'Ncd. 
Una riforma che pregiudicherà in un colpo solo i diritti dei magistrati, dei giornalisti, degli imputati, delle persone offese"

Secondo il parlamentare pentastellato “La tagliola dei tre mesi per i Pm non farà che paralizzare l'esercizio della magistratura e inoltre con le sanzioni pesanti contro i giornalisti che pubblicano si vuole mettere la mordacchia alla libertà di stampa”. Una polemica che si trascina da anni e determinata soprattutto dal fatto che, spesso e volentieri, sui giornali sono state pubblicate intercettazioni che nulla avevano di penalmente rilevante, conversazioni private e dai risvolti devastanti. "Né giro di vite né norma bavaglio. E' un gran polverone quello sollevato dai 5S ed è brutta la strumentalizzazione di temi così delicati", ha protestato David Ermini, responsabile giustizia del Pd, sottolineando che il Partito democratico "non avallerebbe mai e poi mai provvedimenti che limitassero il diritto all'informazione, come dimostra il testo che discuteremo alla Camera". Walter Verini capogruppo Pd in Commissione Giustizia ha invece evidenziato come la contestata norma Pagano (dal nome del deputato Ncd), che prevede la reclusione da sei mesi a quattro anni per "chiunque diffonda, al fine di recare danno alla reputazione o all'immagine altrui, riprese o registrazioni di conversazioni svolte in sua presenza e fraudolentemente effettuate", sarebbe stata superata tempestivamente dall'emendamento Ermini-Verini che esclude la punibilità per chi "registra" per diritto di cronaca e di difesa. Come dire, Striscia la Notizia e Le Iene possono stare tranquille, nessuno andrà in galera se le registrazioni captate di nascosto saranno effettuate con il chiaro intento di portare alla luce fatti e situazioni di interesse pubblico che meritano di essere conosciute dall’opinione pubblica. Una risposta che però non soddisfa il mondo dell’informazione che ricorda come, proprio le intercettazioni, siano state determinanti in passato per scoprire tante situazioni di illegalità nascosta, che hanno permesso l’apertura e lo sviluppo di indagini da parte della magistratura.
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