Segnali di ripresa... e raddoppiano i poveri per la Caritas

16 settembre 2015, Luca Lippi
Segnali di ripresa... e raddoppiano i poveri per la Caritas
I confortanti segnali della ripresa di cui tanto si parla sono documentati dalla Caritas nell’ultimo dossier. 

Un brevissimo preambolo per fare una fotografia lievemente meno sfocata della situazione che fra annunci e commenti interessati non deve essere proprio chiara agli italiani.

Giacché in Italia la bandiera della ripresa campeggia sui palazzi di governo, la Haier, storica multinazionale cinese, fondata nel 1984 e specializzata nella produzione di elettrodomestici, che nel padovano aveva aperto uno stabilimento per la produzione di frigoriferi, mette a casa 102 lavoratori. La decisione di chiudere con l’inevitabile Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs) apre un periodo buio e di febbrili attese per gli operai. 

Il preambolo si chiude con una considerazione, se nemmeno i cinesi restano in Italia, dev’essere sicuramente un segnale della ripresa! 

A corredo della splendida notizia arriva la Caritas che scrive: “In Italia il numero dei poveri assoluti è più che raddoppiato in sette anni, passando da 1,8 milioni del 2007 (periodo pre-crisi) a 4,1 milioni del 2014.”

Per quanto riguarda l’azione futura annunciata dal governo Renzi, la Caritas osserva che “il presidente del Consiglio ha annunciato per il prossimo triennio un ampio pacchetto di riduzione delle imposte: nel 2016 l’abolizione della Tasi sulla prima casa, nel 2017 la riduzione di Ires e Irap e nel 2018 quella dell’Irpef. Mentre Ires e Irap si rivolgono alle imprese, abolizione della Tasi e diminuzione dell’Irpef sono finalizzate a sostenere direttamente il reddito delle famiglie attraverso minori imposte”.

Questo è noto a tutti, tuttavia la Caritas osserva acutamente “quale sarà l’impatto di queste misure su chi dispone di un minor reddito? Quello conseguente all’eliminazione della Tasi risulterà estremamente contenuto poiché solo il 35% delle famiglie in povertà assoluta la paga. Non sono ancora note, invece, le caratteristiche della prevista riduzione dell’Irpef. In ogni modo, la ricaduta sugli indigenti sarà irrilevante dato che la gran parte è incapiente. 

Infatti, tra il 5% di famiglie con il reddito più basso, tutte in povertà assoluta, meno del 10% del totale paga l’Irpef”. E aggiunge impietosa: “complessivamente, il pacchetto di riduzione delle tasse annunciato riguarderà in misura del tutto marginale i poveri assoluti, la maggior parte dei quali non ha disponibilità economica sufficiente per pagarle, oppure deve pagarne assai poche”

l’Italia è l’unico paese del vecchio continente, oltre alla Grecia, sprovvisto di una misura nazionale contro la povertà, quale può essere ad esempio il reddito minimo. 

L’attuale sistema di welfare pubblico nazionale risulta essere inadeguato alla percentuale di povertà assoluta, la ripartizione della spesa pubblica è indiscutibilmente sfavorevole ai poveri e gli interventi sono assolutamente sottodimensionati.

I fondi nazionali sono infatti passati da 3.169 milioni del 2008 a 1.233 milioni di quest’anno e la percentuale di stanziamenti dedicati alla lotta alla povertà risulta al di sotto della media dei paesi dell’eurozona, lo 0,1% rispetto allo 0,5% del PIL, l’80% in meno.

Con questi numeri, è più chiara la direzione che Matteo Renzi sta prendendo per l’immediato futuro? 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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