Donne killer: che fine ha fatto la contessa “dark lady”

16 settembre 2015, intelligo
Donne killer: che fine ha fatto la contessa “dark lady”
di Anna Paratore. Dopo Doretta Graneris, di cui vi abbiamo narrato la storia, continuiamo oggi con un’altra donna italiana che si è resa autrice di un famoso omicidio, la contessa Pia Bellentani.

Siamo nell’immediato dopoguerra.  Pia Bellentani non è nata nobile, ma ricca sì. Suo padre ha fatto i soldi come bottegaio per poi passare alle costruzioni. Ha una sola figlia, e per lei sogna tutto il meglio possibile. Pia cresce educata nelle migliore scuole, con tate straniere per apprendere le lingue, e con una madre che la sprona ogni giorno affinché lei per prima si dedichi alla ricerca di un marito “all’altezza”.  Se Pia accetti di buon grado queste pressioni familiari, non lo sappiamo, ma è certo che malgrado tutto cresce introversa e schiva, fin troppo timida per quel futuro che i genitori sognano per lei.

Ma mamma Bellentani non è tipo da arrendersi ai rossori di Pia, così decide di condurre sua figlia lì dove il bel mondo si dà normalmente appuntamento. Si va dunque a Cortina dove la ragazza, che pur non essendo bellissima è di gradevole aspetto, viene notata dal Conte Lamberto Bellentani, nobiluomo che ha il doppio dei suoi anni. Lei è una ventenne, lui ha già superato il traguardo dei quaranta.  Ma se non è proprio il Principe azzurro, il conte ci sa fare, e comincia a corteggiare Pia con fiori, cioccolatini e carinerie di tutti i tipi. In più, è quello che i genitori hanno sognato per lei: nobile, ricchissimo e pure innamorato della ragazza che, a questo punto, anche su consiglio di mamma e papà, capitola e accetta di sposarlo. 

Lei ha 22 anni nel ’38 quando si uniscono in matrimonio, e per il Conte quella moglie è quasi come una figliola da viziare. Vanno a vivere a Reggio Emilia, nella sontuosa tenuta di famiglia di lui, e lì a Pia viene concesso ogni desiderio. Sempre di più soprattutto dopo che lei mette al mondo due figlie, Flavia e Stefania. Ma per quanto sia “la signora del castello” e davvero non le manchi nulla, Pia è annoiata e scontenta. La provincia non le piace, vorrebbe vivere a Roma, e trascorrere le giornate a sognare sui romanzi rosa di Liala.  Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, la famiglia Bellentani si trasferisce a Cernobbio, lontano dal fronte, nella splendida Villa Alamel. 

Lì, Pia e il marito conoscono e frequentano la famiglia di Carlo Mantero, grosso industriale della seta sposato con Ada Sacchi. Ada ha un fratello, Carlo, sposato con una ballerina austriaca e padre di tre figli, ma incallito tombeur de femmes.  Per Pia, giovanissima moglie di un uomo che potrebbe esserle padre, annoiata, insoddisfatta e piena di sogni adolescenziali in testa, l’incontro con Carlo Sacchi è un colpo di fulmine.  

Lei si innamora probabilmente per la prima volta in vita sua con l’impeto e la passione di una ragazzina viziata. Lui mette in agenda l’ennesima conquista femminile. Lei gli scrive lettere infuocate dove addirittura lo ringrazia per le attenzioni che le presta, lui la concupisce ma non è certo sconvolto da profondi sentimenti.  Il marito di Pia sapeva? Forse. Ma anche stavolta tende a lasciare Pia libera di togliersi i capricci, quasi lei stesse giocando. E la moglie di Carlo? La ballerina viennese si sarebbe disinteressata delle scappatelle del marito. 

Dunque, i due amanti sono liberi di dare sfogo alla loro passione senza troppi problemi, se non fosse che Carlo non è mai fedele a nessuna, nemmeno all’amante.  Pia no, per lei c’è solo Carlo, e non può sopportare il tradimento dell’uomo che ama così, nella migliore tradizione dei romanzi d’appendice, un giorno si getta sotto le ruote dell’auto di lui nel tentativo di uccidersi. Carlo riesce però ad evitarla. Ma non si preoccupa. Si arrabbia per i danni che l’incidente ha procurato alla fuoriserie, e dice a Pia che è stanco di sopportarla.  Così, accade l’inevitabile che nessuno fino a quel momento ha voluto prendere in considerazione.

E’ la notte tra il 15 e il 16 settembre 1948, e presso Villa d’Este va in scena una sfilata della sarta Biki. Tutto il bel mondo è lì, c’è Pia con degli amici, e in sala ci sono anche la moglie e la madre di Sacchi. 

Eppure Carlo arriva al braccio della sua ultima fiamma, la bellissima Mimi Cozzi. Le cronache giornalistiche del tempo descrivono la scena così: Pia è una statua di ghiaccio, bianca sotto il trucco, immobile scruta il suo grande amore con l’altra donna fino a quando non decide di alzarsi e,  avvolta in un abito di tulle bianco come un angelo vendicatore attraversa la sala, raggiunge Carlo e gli spara un colpo dritto al cuore. Poi resta ad osservarlo mentre nella sala scende un silenzio di morte e sulla giacca dello smoking bianco di lui si allarga un fiore di sangue. 

Finisce così uno dei grandi scandali italiani del dopoguerra, che campeggerà sulle pagine dei giornali per mesi. Alla fine, Pia fu rinchiusa un paio d’anni in manicomio criminale prima di tornare libera alle sue case e alla sua vita, secondo le news dei media che la considerano una sorta di dark lady ante litteram, omicida per amore. 

autore / intelligo
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